AstraZeneca sotto assedio, Nas nell’impianto di Anagni

AstraZeneca sotto assedio, Nas nell’impianto di Anagni
di Francesco Malfetano
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Giovedì 25 Marzo 2021, 00:39 - Ultimo aggiornamento: 16:28

Vaccini per tutti. Ieri, almeno per qualche ora, la soluzione a una buona fetta dei problemi di approvvigionamento italiani è sembrata a portata di mano. Si è infatti venuto a sapere che in Italia, o meglio ad Anagni, in Ciociaria, ci sono ben 29 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca. Vale a dire circa il triplo di quanto consegnato nella Penisola fino ad oggi, anche considerando le fiale Pfizer-BionTech e Moderna. Un quantitativo sufficiente a vaccinare quasi un italiano su 4, ma destinato a lasciare la Penisola a breve.

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Sedici milioni di queste dosi infatti, secondo l’azienda anglo-svedese, sono in procinto di partire alla volta del loro polo logistico in Belgio per poi essere distribuite in tutta la Ue. Ben 13 milioni invece partiranno per altri lidi, in quanto destinate ai 190 Paesi del Covax, ovvero il pool d’acquisti messo in piedi dall’OMS per rifornire di vaccini anche le nazioni più povere.

Fatto sta che si tratta di uno stock enorme di cui però l’Ue, che in totale ha ricevuto da AstraZeneca solo 29,9 milioni di dosi rispetto ai 120 milioni pattuiti per questo primo trimestre, sostiene di non sapere nulla. 
Anzi, secondo alcuni, avrebbe anche maturato il sospetto che quei vaccini fossero nascosti - in opposizione al divieto assoluto di esportazione potenziato dalla Commissione proprio ieri - perché destinati al Regno Unito. In realtà, nonostante l’allarme, come hanno chiarito l’azienda e il governo, non ci sarebbe nulla da temere.


LA VICENDA
Le dosi in questione, al momento non potrebbero essere utilizzate nell’Unione perché lo stabilimento che ha prodotto il contenuto delle fiale sembrerebbe essere quello che AstraZeneca ha ad Halix, a Leida, nei Paesi Bassi. Un sito produttivo che la Ue non ha ancora autorizzato e che fino ad oggi ha prodotto proprio per il Regno Unito. Tuttavia l’approvazione arriverà a giorni, ed è per questo che le fiale si troverebbero stoccate in Italia, in attesa di superare gli ultimi controlli di qualità e raggiungere il Belgio per poi essere distribuite nel Vecchio Continente.

 
Un “finto” giallo quindi, che però conduce ad una manciata di chilometri da Roma. Più precisamente ad Anagni, in provincia di Frosinone, all’interno dello stabilimento della Catalent, la multinazionale che da contoterzista infiala e inscatola il farmaco. Lì, come conferma anche una fonte all’interno dell’azienda, si trovano le 29 milioni di dosi. Tutt’altro che nascoste però, semplicemente sono in attesa di partire. Anzi, ora si trovano sotto l’attenta custodia delle autorità italiane come ha chiarito Mario Draghi in Parlamento. 


È infatti toccato proprio al premier ieri ricostruire - e sgonfiare in parte - la vicenda. L’ex numero uno della Bce, alla Camera dei Deputati, ha infatti chiarito di aver ricevuto «sabato sera una telefonata dal presidente della commissione europea». Ursula Von der Leyen ha segnalato a Draghi «alcuni lotti che non tornavano nei conti della Commissione e che sarebbero stati giacenti presso lo stabilimento della Catalent di Anagni, che infiala i vaccini. Mi si suggeriva di ordinare un’ispezione». Così la sera stessa, di concerto con il ministro Speranza, Chigi ha deciso di inviare i Nas, che «hanno identificato i lotti in eccesso». Tutti sono così stati bloccati in attesa di ulteriori verifiche e solo due, sono invece partiti alla volta del Belgio. «Da dove andranno lì non lo so - ha concluso Draghi - ma la sorveglianza continua per i lotti rimanenti». 


POLEMICHE
Intanto, mentre AstraZeneca ha fatto sapere che 10 milioni dei 16 di dosi europee al centro della vicenda saranno consegnate entro la fine di marzo, non si placano le polemiche. Fonti dell’Ue infatti, ieri hanno fatto sapere che la Task Force sui vaccini guidata dal Commissario Thierry Breton, è in attesa di conferma sull’esatta provenienza dei lotti individuati ad Anagni. «Confidiamo che AstraZeneca faccia il possibile per garantire che tutti i lotti disponibili siano spediti non appena il processo di controllo qualità sarà completato» hanno scritto poi in una nota i componenti della Commissione. «Quel che è certo - ha aggiunto Breton - è che a parte una quantità prevista per Covax, il resto delle dosi sarà distribuito esclusivamente tra i Paesi dell’Ue». 
 

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