Diabete, il 50% dei pazienti dovrebbe cambiare terapia ma non viene prescritta

Giovedì 14 Maggio 2015
Valori al di fuori del target terapeutico, effetti collaterali indesiderati, comparsa di nuovi sintomi. Quasi metà dei malati di diabete ha dei valori o delle condizioni mediche per cui dovrebbe cambiare terapia, ma il medico aspetta in media due anni prima di intervenire.

Della “inerzia” clinica hanno parlato gli esperti ad un simposio nell'ambito del congresso nazionale dell'Associazione medici diabetologi da cui è emerso che con nuovi farmaci che riducono la complessità del trattamento per il paziente e aumentano la semplicità di gestione per il medico si potrebbe ridurre il fenomeno.

«Può succedere, ad esempio, che l'emoglobina glicata vada su valori fuori controllo ma il medico preferisce attendere - spiega Antonio Ceriello presidente dell'Associazione - In altri casi il paziente è sotto controllo, ma ci sarebbero indicazioni comunque per un regime terapeutico più appropriato. Possono passare anche due anni prima che si cambi trattamento con effetti pesanti sul decorso della malattia quali aumento del rischio di complicanze croniche o anche acute, in particolare quelle legate alla ipoglicemia».

Il fenomeno può riguardare quasi la metà dei pazienti che hanno ormai superato quota tre milioni da noi. «Rispetto al passato - commenta Enzo Bonora presidente della Sid - armamentario terapeutico per la cura del diabete si è molto arricchito: in 30 anni si è pssati da 2 classi di farmaci orali e 5 tipi di insulina a 7 classi di farmaci orali, alcune con molteplici principi attivi, una classe di farmaci iniettabili diversi dall'insulina con tre principi attivi disponibili e una dozzina di formulazioni di insulina. Questo potrebbe tradursi in una meticolosa ricerca della cura più appropiata per il paziente. Nei fatti questo avviene solo di rado» Ultimo aggiornamento: 15 Maggio, 19:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA