Covid, dalle mascherine agli spostamenti e le distanze: cosa possiamo fare per mettere in sicurezza gli ospedali

Quali sono le azioni raccomandate dall'Ecdc per appiattire la curva dei contagi (e che ciascuno di noi può mettere in pratica)

Covid, dalle mascherine agli spostamenti e le distanze: cosa possiamo fare per mettere in sicurezza gli ospedali
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Giovedì 6 Gennaio 2022, 14:52 - Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 18:13

Tra un virus pandemico e uno endemico c'è di mezzo un mare. Un mare di vaccini. E poi misure di salute pubblica che non sono strettamente mediche: sono quelle che possono prevenire e controllare la trasmissione del virus e quindi aiutare ad appiattire la curva dei contagi quando sale in modo vertiginoso, come ora con Omicron. Sono misure che, in parte, ciascuno di noi può mettere in pratica (vanno dal distanziamento fisico fino alla mascherina) e che i governi possono introdurre con flessibilità (si va dalla raccomadazione allo smart working quando si può alle capienze ridotte). Gli addetti ai lavori le chiamano NPI (Non-pharmaceutical interventions) e potreste sentirne parlare sempre più spesso nei prossimi giorni come misure indispensabili per mettere in sicurezza gli ospedali. In Italia, molti di questi interventi ci sono già e altri sono in vigore per legge: pensiamo all'obbligo di mascherina. Queste misure sono in grado di rallentare il contagio, e quindi sono importantissime, soprattutto in una fase come questa in cui la maggioranza della popolazione si sta vaccinando con la terza dose per proteggersi contro la variante Omicron. E sono quelle che vengono prima del lockdown, il blocco totale. Se la maggior parte delle persone si vaccina e mette in pratica queste misure, il lockdown rimane una misura estrema, lontana. La linea dei governi, in Europa, tende a scongiurare nuove chiusure.

In Gran Bretagna il premier Boris Johnson ha riconosciuto ieri in Parlamento «l'enorme pressione» causata al momento da Omicron su vari ospedali pubblici, e destinata a crescere in media per almeno un paio di settimane ancora secondo le attese, ma ha insistito sul no a nuove restrizioni modello lockdown. Idem la Germania«Servono ancora concentrazione e cautela. Aumenteranno drasticamente i numeri dell'infezione come nei paesi amici», ha detto il ministro delle finanze tedesco, Christian Lindner. «Dobbiamo evitare che il sistema sanitario vada sotto stress», ha aggiunto. «Dobbiamo avere strategie che possano evitare lockdown estesi, chiusure delle imprese e delle scuole», ha continuato. Bisogna gestire la pandemia «tutelando il più possibile anche il valore della libertà», che è «il più alto della costituzione», ha concluso Lindner parlando all'incontro dell'FDP dell'Epifania

Le misure che ognuno può mettere in pratica, a partire dalla scelta individuale di vaccinarsi, fanno la differenza. Gli NPI sono raccomandati da Organizzazione mondiale della Sanità ed Ecdc, il Centro europeo per le malattie infettive.  

«Dopo la vaccinazione, gli NPI sono gli interventi di salute pubblica più efficaci contro la Covid-19», scrivono gli esperti di epidemie europei dell'Ecdc. Questi interventi sono flessibili: si adattano alla situazione epidemiologica e al livello di copertura vaccinale di una popolazione.

Sono misure che abbiamo imparato a conoscere nel corso di questi ultimi due anni, sono entrate a far parte della nostra vita quotidiana e devono rimanere nelle nostre abitudini ancora per un po'.

Vediamo allora quali sono. Sono il mantenimento della distanza fisica in tutti gli ambienti, l'igiene delle mani e l'etichetta respiratoria. Cos'è quest'ultima? Si tratta semplicemente di rispettare regole di igiene (e di educazione): tossire o starnutire nella piega del gomito (il braccio farà da barriera) o mettere una mano davanti alla bocca, sempre in caso di tosse.

Uno degli NPI più importanti è l'uso della mascherina, soprattutto quando la distanza fisica non può essere garantita. Le mascherine vanno indossate sia in ambienti interni (ad esempio supermercati, negozi e trasporti pubblici: meglio una Ffp2) che in ambienti esterni affollati. 

Gli esperti dividono le misure da raccomandare e adottare in due tipi: quando c'è una trasmissione di comunità (quindi ciscoscritta e ciscoscrivibile) e quando c'è una trasmissione diffusa. Concentriamoci su quest'ultima. La trasmissione diffusa, infatti, c'è quando i tassi di ospedalizzazione, i ricoveri in terapia intensiva e la mortalità sono in aumento. È una situazione per cui oltre agli NPI i governi possono valutare misure più severe. Per esempio? La permanenza in casa: quando viene sconsigliato di uscire o spostarsi se non per necessità, oppure forme più o meno strette di lockdown (quello totale lo abbiamo conosciuto durante la prima ondata pandemica, quella in cui eravamo senza vaccini). Le misure di permanenza in casa - scrivono gli epidemiologi europei - sono l'ultima opzione a causa del loro impatto significativo sia sulla società che sugli individui. Sono un sacrificio: l'Ecdc scrive che possono «avere un impatto negativo sul benessere generale delle persone, sul funzionamento della società e sull'economia. Pertanto, il loro uso dovrebbe essere guidato dai dati sulla situazione epidemiologica locale, con l'obiettivo generale di proteggere gli individui più vulnerabili della società»

Quel che possiamo fare tutti

  • distanziamento fisico (almeno 1,80 m)
  • igiene delle mani scrupolosa
  • tossire e starnutire nel gomito
  • uso della mascherina (nei mezzi pubblici è obbligatorio indossare la Ffp2)
  • stare a casa se si ha l'infezione da Covid-19 o anche se si hanno sintomi compatibili

Trasmissione di comunità

  • se ho avuto contatti stretti con un caso positivo devo stare a casa in autosorveglianza
  • cercare di incontrare le stesse persone (rimanere in una bolla sociale il più possibile)
  • capienze ridotte, chiusura di alcune attività 
  • lavorare da casa, quando possibile
  • pulizia regolare di superfici e oggetti che si toccano spesso
  • arieggiare gli ambienti chiusi

Trasmissione diffusa

  • predisporre una politica per la permanenza in casa
  • screening di massa nelle comunità dove c'è un'alta incidenza 
  • considerare la chiusura delle scuole 

Test e chiusure mirate se necessario

«Strategie di test su tutta la popolazione (testare tutti gli individui, indipendentemente dai sintomi) possono essere appropriate in contesti locali con un'alta incidenza. Un tale approccio permetterebbe alle autorità sanitarie pubbliche di identificare la maggior parte dei contagi in un dato momento (per esempio includendo i casi presintomatici, pauci-sintomatici e asintomatici), permettendo il loro rapido isolamento e l'interruzione delle catene di trasmissione», si legge nelle raccomandazioni degli epidemiologi.  «Le chiusure tempestive delle scuole possono essere necessarie come conseguenza della trasmissione diffusa del virus nella comunità e negli ambienti educativi», si legge ancora sul sito dell'Ecdc. Il passaggio in Dad nelle scuole, deciso ieri dal governo insieme alle Regioni, mira proprio ad azionare un meccanismo di questo tipo, che quindi sia efficace nella prevenzione e nel contenimento dei contagi.  «Le chiusure tempestive delle scuole e degli asili non ridurranno probabilmente l'impatto dell'epidemia, ma potrebbero essere necessarie a causa dell'alto assenteismo e dei problemi operativi, specialmente se la diffusione della SARS-CoV-2 coincide con la stagione influenzale in corso», conclude il documento. 

Regole, decreti e buon senso

Scrivono i sanitari dell'Ecdc: «Anche se non esiste un approccio unico per promuovere la conformità agli NPI, ci sono comunque alcuni principi chiave che possono essere applicati in tutti i contesti, come definito in varie teorie del cambiamento del comportamento». E citano un modello basato sull'idea di buon senso, quello che «un dato comportamento si verifica quando sono presenti sia la capacità che l'opportunità, e quando l'individuo interessato è più motivato ad adottare quel comportamento che qualsiasi altro». Mi vaccino, scongiuro una malattia grave. Prendo la metropolitana, indosso una mascherina Ffp2. 

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