Omicron, vaccini e tamponi quanto sono efficaci? Diventerà un raffreddore? Domande e risposte

Roby Bhattacharyya, specialista in malattie infettive del Massachusetts General Hospital ha spiegato che il virus «ha una diffusione incredibilmente rapida»

Omicron, vaccini e tamponi quanto sono efficaci? Diventerà un raffreddore? Domande e risposte
di Giampiero Valenza
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Giovedì 6 Gennaio 2022, 10:46 - Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio, 10:36

I sintomi più leggeri della variante Omicron di Sars Cov-2 non dovrebbero far abbassare la guardia. Il motivo è semplice: il virus è comunque più contagioso. E passare da persona a persona con più facilità può voler dire anche aumentare il rischio che la Omicron possa mutare. Potrebbe diventare più aggressivo? Non si sa, ma la probabilità c’è. Quindi ecco perché è importante, in momenti come questi, serrare i ranghi e rispettare le misure di distanziamento e di contenimento del virus, anche attraverso il vaccino. La stessa Organizzazione mondiale della sanità aveva avvertito su questo rischio. Catherine Swallwood, una delle responsabili delle risposte di emergenza dell’Oms, ha sottolineato che «più Omicron si diffonde, più viene trasmessa e più si replica, più è probabile che generi una nuova variante». «Attualmente Omicron è letale, può causare la morte. Forse un po' meno di Delta, ma chi può dire cosa potrebbe generare la prossima variante?», ha aggiunto.

Il gioco è sempre lo stesso, e Swallwood sottolinea la differenza tra il rischio individuale, più legato al momento (e che vede Omicron dare sintomi ridotti), e quello collettivo (che abbiamo imparato a conoscere in questi anni di pandemia e che è legato anche a proiezioni che vengono aggiornate in tempo reale). Questo rischio collettivo, poi, inciderà in futuro su tutti i singoli. Mentre «a livello individuale il rischio di ricovero è probabilmente inferiore con la variante Omicron che con Delta, nel complesso l'Omicron potrebbe rappresentare una minaccia maggiore a causa del numero di casi», ha infatti spiegato.

Meno ricoverati, meno rischio individuale

Uno studio coordinato dalla Case Western Reserve University di Cleveland (Usa) e in corso di pre-pubblicazione, ha analizzato quasi 580mila diagnosi di Covid-19 effettuate nel corso del 2021, confrontando gli esiti dell'infezione nel periodo 'pre-Omicron' con quelli successivi alla comparsa della nuova variante. Nel complesso, lo studio ha rilevato un dimezzamento del rischio di ricovero, passato dal 3,95% del periodo di circolazione della variante Delta all'1,75% di quello di Omicron. Il rischio di visita in pronto soccorso è sceso dal 15,22% al 4,55%; quello di ricorso alla terapia intensiva dallo 0,78% allo 0,26%; quello di avere bisogno della ventilazione meccanica dallo 0,43% allo 0,07%.

Ecco quante varianti “bastano” per sfidare il sistema immunitario

La variante B.1.1.159, che l’Organizzazione mondiale della sanità ha chiamato Omicron e che è stata giudicata come preoccupante, ha 32 modifiche nella sua proteina Spike. Giusto per dare un termine di paragone, uno studio (condotto in laboratorio) che è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine ha dimostrato che circa 20 mutamenti della Spike bastano per eludere l’effetto degli anticorpi nella maggior parte delle persone che si sono ripresi dalla malattia o che hanno avuto due dosi di vaccino.

Un virus “velocissimo”

Roby Bhattacharyya, specialista in malattie infettive del Massachusetts General Hospital ha spiegato che il virus «ha una diffusione incredibilmente rapida». Confrontandola con il morbillo, normalmente molto contagioso, ha notato che una persona colpita da questa malattia infettiva, non vaccinata, infetta una media di altre 15 persone. Una colpita da Omicron ne infetta 6. Ma la differenza è al momento dell'infezione: il morbillo ha bisogno di 12 giorni, a Omicron ne bastano tra i 4 e i 5. «Un caso di morbillo ne produce altri 15 in 12 giorni, un caso di Omicron ne produce 6 in quattro giorni; in otto giorni ne produce 36, 216 in 12 giorni». Secondo uno studio dell’Università di Hong Kong, a 24 ore dall’infezione la variante Omicron si moltiplica 70 volte più velocemente nei bronchi rispetto alla variante Delta e al virus Sars Cov-2 “originale”. Ma c’è un dato che fa ben sperare: la sua replicazione è dieci volte meno efficiente nel tessuto polmonare più profondo rispetto al virus di Wuhan. 

 

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Il vaccino funziona: la terza dose dimostra l’efficacia

Come precisa anche l’Istituto superiore di Sanità, i risultati che vengono dalla Gran Bretagna indicano una riduzione significativa nell’efficacia vaccinale contro la malattia sintomatica con variante Omicron rispetto alla Delta dopo due dosi di vaccino Pfizer o AstraZeneca. Ma è emersa una efficacia maggiore verso la malattia sintomatica due settimane dopo il booster, comparabile o leggermente inferiore a quella verso Delta.

Uno studio dell’Irccs Santa Lucia di Roma ha confermato come le cellule T del sistema immunitario riconoscano la nuova variante e proteggono dalla malattia grave e dal ricovero in ospedale. Anche se gli anticorpi calano nel tempo e in più non riconoscono bene le nuove varianti, l’effetto continua dunque ad esserci. Gli studiosi romani hanno poi analizzato i linfociti T che sono stati poi esposti ai frammenti mutati della proteina Spike della variante Omicron generando una risposta cellulare in circa il 70% degli individui. Tuttavia, questa risposta era ridotta di quasi il 50%, ossia era minore il numero di cellule che riconosceva la proteina Spike mutata. Alla luce di questi dati l'efficacia residua dei vaccini ad mRna è stata quindi stimata di circa l'80% rispetto a quella contro la variante originale.

A chi dice «ho fatto due dosi del vaccino, la terza non la faccio», la migliore risposta viene dalla scienza e dalla storia della vaccinazione. I triplici richiami vaccinali vengono fatti per la lotta allo Pneumococco, all’Haemophilus influenzae di tipo B, all’epatite B. E poi ci sono vaccini come l’antipolio che arrivano alla quarta dose. In Israele si sta sperimentando proprio la quarta anti-Covid. Uno lavoro condotto allo Sheba Medical Center di Tel Hashomer ha ha scoperto che aumenta di cinque volte gli anticorpi dopo una settimana dalla sua somministrazione.

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Cosa può aver causato la variante Omicron?

Gli studiosi dell’Accademia cinese delle scienze avanzano un’ipotesi: può essere stato uno spillback, cioè un ritorno del virus SarsCov2 dai topi agli esseri umani, ad aver fatto accumulare rapidamente molte mutazioni che poi l’avrebbero generata. In un lavoro pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Genetics and Genomics sono state analizzate 45 mutazioni che Omicron ha acquisito dalla divergenza dal lignaggio B.1.1. Ed è qui che hanno scoperto che la sequenza della proteina spike di Omicron è stata sottoposta a una selezione più forte rispetto a quella di qualsiasi variante SarsCov2. Questo, secondo gli studiosi, potrebbe suggerire la possibilità di un nuovo "salto" dall'uomo agli animali e poi da questi ancora all'uomo. Lo spettro molecolare delle mutazioni acquisito dal progenitore di Omicron è risultato significativamente diverso dallo spettro dei virus che si sono evoluti nei pazienti umani, ma somigliava agli spettri associati all'evoluzione del virus dell'ambiente cellulare dei ratti.

 

Quali sono i sintomi della variante Omicron?

Come ricorda uno studio della King Saud University di Riyadh, sulla European Review for Medical and Pharmacological Sciences, le principali manifestazioni cliniche in questa nuova variante sono quelle di una "infezione lieve", tra cui mal di testa, dolori muscolari, dolori muscolari, tosse, febbre, mialgia generalizzata e grave affaticamento. Ci sono meno esperienze di perdita di gusto e di olfatto, tipici invece in altre varianti.

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Quasi una persona su tre potrebbe non sapere di avere il Covid

Uno studio sudafricano in pre-pubblicazione fotografa un dato che fa capire come l’andamento della variante Omicron sia particolarmente articolato. Fino al 27% delle infezioni, infatti, potrebbe essere completamente asintomatico. La ricerca, realizzata a inizio dicembre su 230 partecipanti con Hiv (il virus che causa l’Aids), ha dimostrato che il 31% dei partecipanti era positivo al Sars Cov-2 (il virus che causa il Covid) tutti erano stati infettati dalla variante Omicron e il 27% di loro era asintomatico. «Gli studi condotti prima di Omicron avevano un tasso di asintomatici inferiori all'1%», precisano i ricercatori. La tendenza è confermata da una seconda analisi effettuata dai ricercatori: tra i partecipanti a uno studio chiamati la scorsa estate, durante l'epidemia di Delta, i positivi asintomatici erano il 2,4% del campione. Nella visita di controllo effettuata tra metà novembre e inizio dicembre, quando la variante Omicron era già diventata dominante, i positivi asintomatici erano il 16%.

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