Virus, l’epidemia rallenta. Morti a quota 30 mila, l’indice di contagio si avvicina a 0,5

Virus, l epidemia rallenta. Morti a quota 30 mila, l indice di contagio si avvicina a 0,5
di Mauro Evangelisti
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Sabato 9 Maggio 2020, 09:50 - Ultimo aggiornamento: 11:31

Bisogna tornare indietro, a due mesi fa, all'inizio del lockdown per trovare numeri così bassi di nuovi casi positivi come quelli di questa settimana. Allora, però, la tendenza era verso l'alto, il dato aumentava ogni giorno. Ieri, al contrario, si è confermata la diminuzione, con soli 1.327 infetti. Il 5 maggio avevamo sì toccato quota 1.075, ma con meno tamponi e anche per effetto del doppio festivo che aveva rallentato le notifiche. Sono in calo anche i decessi, rispetto al giorno precedente: ieri sono stati 243, numero che fa superare la soglia psicologica del 30mila, ma che comunque confermano che, sia pure gradualmente, si va a una riduzione dei nuovi decessi al giorno. C'è anche un indicatore a suggerirlo: tra coloro che sono attualmente positivi (87.961, vale a dire 1.663 meno di ieri), sono sempre di meno i casi molti gravi. Le terapie intensive stanno ricevendo un numero esiguo di pazienti e oggi ne accolgono 1.168, un mese fa erano 4mila.

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Per quello che conta, l'Italia non è più il paese europeo con più morti per Covid-19, è stata superata dal Regno Unito. Infine, ci avviciniamo rapidamente a quota 100mila per quanto riguarda le persone che sono guarite: sono 99.023, solo ieri se ne sono aggiunti 2.747. Anche in termini percentuali, l'incremento dei nuovi casi positivi è raccontato da cifre estremamente basse: il più 0,6 per cento di ieri ci fa arrivare a 217.185 italiani che sono stati contagiati dal coronavirus. Guardando agli incrementi regione per regione, c'è una anomalia in Molise, che si ritrova con 22 nuovi casi, oltre il 7 per cento di aumento, ma si parla sempre di cifre assolute molto basse. Negli altri territori, le percentuali di incremento più marcate sono in Liguria, Piemonte e Lombardia, attorno allo 0,8-0,9 per cento. Infine, i tamponi, indicatore importante per misurare il reale valore della flessione dei nuovi casi positivi: siamo ancora ampiamente sopra 60mila (anche se il giorno precedente ne erano stati eseguiti di più) e questo fa sì che, in media, si trovi un positivo ogni 50 esami.

Nel corso della settimanale conferenza stampa dell'Istituto superiore di Sanità, il presidente Silvio Brusaferro, e il professor Gianni Rezza (fresco di nomina alla guida della Direzione prevenzione del Ministero della Salute) hanno confermato che l'R0 in Italia è in media a 0,5-0,7. Vi è una regione, la Sicilia, sopra l'1 (valore troppo alto), ma è stato precisato che si tratta di un numero legato a pochi casi e dunque «di per sé non implica un aumento della diffusione del virus». Resta però la preoccupazione per l'avvio della fase due, anche alla luce delle immagini di Milano delle persone per strada senza mascherina. Silvio Brusaferro: «Il virus non ha cambiato né identità né caratteristiche, perciò violare le regole di comportamento per la prevenzione del contagio potrebbe facilitare la circolazione. Ancora non si possono rilevare gli effetti dell'avvio della fase 2 per la quale dovremo aspettare ancora una settimana. E da quello che emergerà, si faranno ragionamenti per decidere eventuali misure successive».

ATTENZIONE
Rezza: «Le immagini di folla a Milano fanno preoccupare: economia e salute non sono in contrasto. Bisogna aumentare i controlli sanitari proprio per favorire le riaperture. Invito assolutamente a rispettare le norme di distanziamento sociale e l'uso di mascherine». E attenzione ai bambini: «Diversi studi mostrano che possono infettarsi, ma non ci sono ancora dati sufficienti a dirci se possano essere amplificatori dell'epidemia, mentre la loro carica virale sembra essere la stessa degli adulti».


 

 
 
 

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