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Varianti, l'Iss: sono il 60% dei casi, brasiliana in Lazio e Umbria, Marche e Toscana

Varianti, l'Iss: sono il 60% dei casi, brasiliana in Lazio e Umbria, Marche e Toscana
di Francesco Malfetano e Graziella Melina
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 3 Marzo 2021, 08:10 - Ultimo aggiornamento: 08:54

In Italia circa il 60% dei casi Covid è dovuto alle varianti. Dilaga in tutto il Paese soprattutto la temibile mutazione inglese (ormai al 54%) che, se anche pare non essere in grado di incidere sulle immunizzazioni, ha una maggiore trasmissibilità soprattutto tra i giovani. Ma in alcune Regioni vanno diffondendosi anche la variante brasiliana e la sudafricana. In particolare la prima (con un'incidenza 4,3%), a partire dall'epicentro umbro, ha iniziato a prendere piede anche nel Lazio, nelle Marche e in Toscana. La seconda (0,4%) invece è stata rilevata soprattutto in Tirolo, al confine con l'Austria.

A spiegarlo, nel corso della conferenza stampa di presentazione del nuovo Dpcm, è stato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss) Silvio Brusaferro. «Nel nostro Paese - ha spiegato l'esperto affiancato dai ministri Speranza e Gelmini, oltre che dal presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli - al 18 febbraio scorso la prevalenza della cosiddetta variante inglese del virus Sars-CoV-2 era del 54,0%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra lo 0% e il 93,3%». Si tratta del risultato di una nuova flash survey (una sorta di indagine, con 1296 sequenziamenti del virus effettuati nelle 21 regioni e province autonome) condotta dall'Iss con il ministero della Salute, 101 laboratori sparsi in tutta per lo Stivale e alla Fondazione Bruno Kessler. Dallo stesso report emergono anche i dati sull'incidenza della variante brasiliana, al 4,3% (0%-36,2%), e di quella la sudafricana, allo 0,4% (0%-2,9%).

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Diffusione

La diffusione delle varianti è un segnale d'allarme particolarmente forte per il Paese. Queste infatti pare concentrino la loro maggiore trasmissibilità sui giovani, attaccando di fatto una fascia di popolazione fino a questo momento risparmiata. Un fattore che è stato tra quelli determinanti nel costringere il ministero della Salute - sentito il parere del Comitato tecnico scientifico - ad adottare misure particolarmente restrittive per «ridurre le opportunità di trasmissione». Da qui la decisione di chiudere le scuole non solo nelle regioni classificate come rosse ma anche nelle province in cui si registra un'incidenza superiore ai 250 casi ogni 100mila abitanti. A porre l'accento sulla questione ieri sera è stato Locatelli: «La variante inglese è più trasmissibile nelle fasce di età comprese tra i 10 e i 19 anni, ma anche tra i 6 e 10 anni nelle quali vi è un aumento del numero di casi infetti Covid», lo stesso professore ha però precisato che «Questo maggiore potere infettante o contagiante non si associa a patologia più grave» e che «i bambini rimangono fortunatamente risparmiati dalle forme più gravi».

Vaccini

Quanto all'efficacia dei vaccini oggi disponibili sulle varianti, il presidente del Css - dopo aver raccomandato «sobrietà comunicativa e senso di responsabilità nelle comunicazioni» - ha spiegato che per il momento non vi sono evidenze scientifiche di una capacità delle mutazioni di sfuggire ai vaccini. «Sul fatto di dire che tale variante possa sfuggire all'effetto dei vaccini andrei straordinariamente cauto» ha infatti concluso Locatelli.
Francesco Malfetano
 

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