Vaccini, dai tassisti alle cassiere: «Siamo noi quelli davvero a rischio»

Vaccini, dai tassisti alle cassiere: «Siamo noi quelli davvero a rischio»
di Giuseppe Scarpa
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Martedì 30 Marzo 2021, 07:23

Cassiere, commessi, autisti di autobus e treni, tassisti e ancora i rider e alcune persone affette da patologie gravi che, se dovessero contrarre il Covid-19, rischierebbero la vita. Ecco i grandi esclusi dalla campagna vaccinale. Categorie di lavoratori a costante contatto con il pubblico. Uomini e donne che non hanno mai smesso di lavorare, considerati prioritari - questo il loro ragionamento - quando bisognava rimboccarsi le maniche per mandare avanti servizi essenziali, salvo poi essere dimenticati dalle istituzioni quando si è trattato di stilare gli elenchi delle categorie che avevano la precedenza per la somministrazione del farmaco anti Covid-19. Con toni diversi, dicono, in estrema sintesi, la stessa cosa: «Non è giusto, siamo stati abbandonati».

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«Esistono i limiti allo sciopero per i tassisti e per gli autisti di autobus e treni. Perché il trasporto non può essere bloccato, è vitale per un Paese. Durante tutta la pandemia queste persone non si sono mai fermate, a rischio della loro salute. Ma se si tratta di vaccinarsi, all'improvviso, non sono più così importanti. Qualcuno deve spiegarci come funziona», sottolinea Marino Masucci sindacalista di Fit Cisl. «Guido un'auto bianca - spiega un tassista - porto al giorno decine di persone diverse in un metro quadro e ho paura di contrarre il virus».
COMMESSI E RIDER
Ma non è questa la sola categoria a stretto contatto con il pubblico. Ne esistono almeno altre due che, a livello simbolico, rappresentano meglio di tutte il lavoro mai sospeso durante l'emergenza coronavirus: le cassiere dei supermercati, che non hanno conosciuto un momento di pausa, e i riders delle multinazionali del delivery, il cui impiego ha conosciuto un'ascesa senza precedenti durante la pandemia.

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Nicolò Montesi, 24 anni, presidente di Anar (Associazione nazionale autonoma riders) non usa giri di parole: «Non è giusto, abbiamo lavorato come non mai. Consegniamo farmaci, spesa, pasti a domicilio, entriamo a contatto con un numero infinito di soggetti e, alla fine, non veniamo considerati per la somministrazione del medicinale, questo non va bene».
Sul fronte cassiere, a criticare la mancanza di memoria delle istituzioni è  Giulia Falcucci, sindacalista di Fisascat Cisl. «Non c'è stato un momento, durante questo folle anno, in cui le cassiere dei supermercati si siano fermate: quando sono state istituite le zone rosse, con il lockdown più duro, anche durante le festività, hanno continuato a lavorare. È stato spiegato che il loro servizio era essenziale per l'Italia. Poi, non si capisce secondo quale criterio, se si stila una lista prioritaria, le cassiere all'improvviso scompaiono dai radar».   
C'è anche un altro fronte. Questo non riguarda i lavoratori, ma categorie, se così si possono definire, di persone affette da patologie gravi, che, in alcuni casi, sono state tenute fuori dalle liste.

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MALATTIE
A portare avanti questa denuncia è Susanna Esposito, presidente WAidid - World Association for Infectious Deseases and Immunological Disorders - associazione fondata per far avanzare la ricerca scientifica sulle malattie infettive e sull'immunologia - oltre che professore ordinario di Pediatria all'Università di Parma. Le scelte che sono state prese non assicurano la giusta equità tra le persone fragili, lasciando fuori fin troppe categorie di pazienti realmente a rischio. Esposito ne individua due: «soggetti con patologie metaboliche ereditarie e chi è affetto da malattie rare con disabilità grave». Queste persone correrebbero un pericolo elevato nel contrarre il Covid-19. Per evitare che si ammalino sarebbe auspicabile che - per il presidente di  WAidid - anche il familiare che si prende cura di loro, caregiver, venga immunizzato.

 

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