Dubai, bloccati 500 giovani per alcuni positivi: la vacanza premio diventa un incubo

Dubai, bloccati 500 giovani per alcuni positivi: la vacanza premio diventa un incubo
di Fernando Durante
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Martedì 13 Luglio 2021, 12:29 - Ultimo aggiornamento: 14 Luglio, 22:34

Non solo Malta. Altri 500 ragazzi sono bloccati a Dubai per la presenza di alcuni casi positivi al Covid-19. Di questi, almeno due - ma ce ne potrebbero essere altri - sono salentini. Si tratta di due minorenni, in vacanza premio, organizzata dall'Inps per studenti super bravi.

Dubai, viaggio premio ma positivi boom

Quest'anno, peraltro, l'Istituto previdenziale ha voluto recuperare anche quegli studenti che lo scorso anno non hanno potuto usufruire della vacanza premio, a causa della pandemia. L'agenzia a cui si è sempre rivolto l'istituto scolastico frequentato dai due studenti - Accademia Britannica, tour operator specializzato nel turismo studentesco in Italia e all'Estero - ha organizzato il viaggio con partenza il 30 giugno e rientro il 14 di luglio.

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Il problema al rientro

Con l'avvicinarsi della data di rientro in Italia le autorità di Dubai, come previsto dalle convenzioni internazionali, hanno provveduto ad avviare il protocollo di sicurezza per l'intero gruppo. E il risultato dei test effettuati ha rivelato la presenza del virus in 11 casi. Perciò, l'intera comitiva è stata sottoposta a quarantena. Ma, a Dubai, è presente anche un altro gruppo della stessa agenzia, composto da altri 300 studenti. Complessivamente, quindi, a Dubai sono bloccati 800 giovani italiani. Così, un viaggio di piacere si è trasformato in un vero incubo.

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L'allarme è scattato immediato in Italia ed è stato allertato il Ministero degli Esteri. Comprensibile l'ansia fra i genitori dei ragazzi e lo smarrimento degli stessi adolescenti. Come sottolinea il padre dei ragazzi, inoltre, all'arrivo a Dubai proprio con l'obiettivo di controllare più facilmente l'intero gruppo, i giovani sono stati divisi in sottogruppi di 15 ragazzi a cui è stato assegnato un colore. Perciò, secondo i genitori, sarebbe stato facile circoscrivere i casi e porre in quarantena solo quel sottogruppo in cui sono stati individuati i casi di positività. Il contagio, a quanto si apprende, sarebbe avvenuto durante la visita ad un mercato. Ma tant'è.

Dal sogno all'incubo


La stessa agenzia organizzatrice del viaggio ha già inoltrato una nota ai ragazzi attraverso la quale indica le regole comportamentali. Non allarmatevi, si legge. Rimanete in camera e chiamate il Group leader per le emergenze. Ma controllare la tensione per i giovani non è facile. E le videochiamate con l'Italia in questi giorni si susseguono alla ricerca di conforto da parte dei famigliari. Stiamo cercando la soluzione migliore con le autorità locali, per far partire tutti i negativi nel giorno previsto - continuano dall'agenzia - non è facile organizzare la permanenza, con 300 pasti da servire in camera; ora il nostro obiettivo è quello di sfamarvi, non di farvi gustare una buona cucina(in risposta a chi si sarebbe lamentato dei pasti).

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Stessa denuncia che giunge da Malta dove sono 120 gli studenti italiani rimasti bloccati in quarantena obbligatoria dopo esser stati coinvolti nel focolaio di Covid. I ragazzi, costretti a trascorrere il periodo d'isolamento in una struttura a Saint Julian, riconvertita a hotel speciale per gestire l'emergenza, hanno denunciato una grave carenza di assistenza. E persino di vettovaglie e acqua. A riferirlo è stato il Comitato Cura Domiciliare Covid-19, contattato da alcuni genitori per fornire supporto medico e farmacologico ai giovani, circa 120. «Il numero di contagiati è salito, alcuni ragazzi spiegano di ricevere solo due bottigliette di acqua al giorno ma niente cibo» fa sapere l'avvocato Erich Grimaldi, presidente del Comitato. «Non abbiamo cibo, per favore ricaricatemi il cellulare», è il messaggio inviato da un giovane di Tricase in provincia di Lecce alla madre che si è rivolta al Comitato. «Da domenica lui e gli altri due compagni di stanza sono in isolamento perché positivi», riferisce la donna al Comitato. Il figlio, spiega, «ha la tosse e mal di gola, non è stato visitato e l'albergo si è rifiutato di portare in camera una cena aggiuntiva che aveva ordinato on-line insieme ai suoi compagni di stanza». Inoltre, ha proseguito la donna, «l'acqua non è potabile e l'hotel fornisce solo una bottiglietta da 250 ml a testa che ovviamente non è sufficiente per tutta la giornata».
 

 

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