Covid, la risalita dei contagi: +33% in una settimana. Si corre sulla terza dose

Non è solo l’effetto dell’aumento dei tamponi: riprendono anche i ricoveri.

Covid, la risalita dei contagi: +33% in una settimana. Si corre sulla terza dose
di Mauro Evangelisti
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Domenica 24 Ottobre 2021, 21:51 - Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre, 16:42

In una settimana i nuovi casi positivi sono aumentati del 33,5 per cento. Dal 15 ottobre, da quando è diventato obbligatorio il Green pass nei luoghi di lavoro, una causa scatenante è rappresentata dal fatto che si eseguono molti più tamponi: con i test i non vaccinati possono ottenere la certificazione verde. Negli ultimi giorni, però, i numeri stanno restituendo segnali aggiuntivi non incoraggianti: la diminuzione dei ricoveri per Covid si è fermata, era stata costante per molte settimane, e invece oggi abbiamo più posti letto occupati rispetto a sette giorni fa.

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VIGILARE
Sono ancora valori bassi: c’erano 2.735 pazienti Covid negli ospedali il 17 ottobre, 2.815 ieri. Certo, a inizio ottobre erano molti di più, attorno a quota tremila, ma ciò che bisogna osservare con attenzione è che si è fermato il calo dei ricoveri e, dunque, non è vero che stiamo semplicemente trovando casi asintomatici a causa del maggiore numero di tamponi eseguiti. Anche il tasso di positività, molto lentamente, sta salendo e ieri era allo 0,9 per cento. Significa che presto alcune Regioni passeranno in fascia gialla? Non nell’immediato, perché ancora le percentuali di saturazione dei posti letto sono basse, però ormai questa pandemia ci ha insegnato che quando la circolazione del virus aumenta diventa assai difficile fermarla. Sappiamo che con l’inverno Sars-CoV-2, come tutti i virus respiratori, viene favorito dalle temperature fredde e dalla permanenza nei luoghi al chiuso. Soprattutto vediamo quando sta succedendo negli altri Paesi europei: Bulgaria e Romania, dove i posti letto sono finiti e la situazione è drammatica, non sono un punto di riferimento perché hanno una percentuale di vaccinati molto bassa. Il Regno Unito, pur avendo una fetta importante della popolazione immunizzata, è sì in difficoltà, ma è anche vero che ha abbandonato ogni forma di precauzione. Il paragone è sconsigliato.

C’è un Paese che invece sia come prudenza sia come percentuale di vaccinati è simile all’Italia: la Germania, dove già si parla di quarta ondata, con 14-15mila casi al giorno. L’incidenza è a 106 casi ogni 100mila abitanti su base settimanale (in Italia è attorno a 30). Se succede in Germania, è possibile che succeda presto anche in Italia. Pure la vicina Austria vede aumentare i casi e ipotizza un lockdown per i soli non vaccinati.

Nelle Regioni guardano con preoccupazione ciò che sta succedendo: Trieste, epicentro no-vax in questi giorni, è la provincia italiana con l’incidenza più alta e Riccardo Riccardi, vicepresidente e assessore alla Salute della Regione Friuli-Venezia Giulia, di recente ha spiegato: «Trieste è un’anomalia e la situazione è destinata a non migliorare». Anche il Lazio vede un deciso incremento della curva dei contagi: ieri sono stati 459, vale a dire il 60 per cento in più di sette giorni fa. I ricoveri sono 385, una settimana fa erano 356. Ieri l’assessore alla Salute del Lazio, Alessio D’Amato, ha avvertito: «Bisogna accelerare con le terze dosi». Al Ministero della Salute stanno vigilando, per ora il booster è previsto solo dai 60 anni in su. Ma potrebbe non bastare, perché più di un dato sta mostrando che c’è una diminuzione della protezione dei vaccini tra chi è ha ricevuto la seconda dose a gennaio e febbraio.

REPORT
Si legge nell’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità: «A partire dalla seconda metà di agosto, il numero di casi diagnosticati nella popolazione è in forte diminuzione, mentre è in aumento il numero di casi settimanale notificati fra gli operatori sanitari». Chiaro, no? Tra la popolazione, vaccinata più di recente, la protezione è ancora mediamente alta, tra medici e infermieri, immunizzati nei primi mesi del 2021, sono ripresi i contagi o, quanto meno, vanno più rapidamente. Anche tra gli anziani, in particolare nelle Rsa, ci sono analoghi segnali di riduzione della forza dello scudo. Tutto questo - unito all’esperienza di altri paesi come Regno Unito, Israele e Singapore - fa capire che servirà una dose di rinforzo e non solo per gli over 60. D’altra parte il professor Walter Ricciardi, consulente del Ministero della Salute, ha già detto che è molto probabile che si vada a scendere con le classi di età. Bisognerà solo comprendere se la risposta sarà tempestiva o se il contagio correrà più veloce delle decisioni del Governo.
 

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