Assembramenti e zona gialla, Arcuri: «Rischiamo di perdere il controllo»

Assembramenti e zona gialla, l'allarme degli esperti: «Situazione è delicata»
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Domenica 31 Gennaio 2021, 20:28 - Ultimo aggiornamento: 20:57

Non si può fare la vita che vorremmo. Una verità che sembra scontata ma non la è a giudicare dagli assembramenti e il clima generale di relax che sta accompagnando il transito in zona gialla. A dirla è il commissario Domenico Arcuri. «Se noi automaticamente ricominciamo a far finta di niente e assistiamo alle scene di folla perderemo di nuovo il controllo dell'epidemia. Il virus non è stato sconfitto ma circola ancora». Lo ha detto il commissario straordinario per l'emergenza Coronavirus Arcuri, intervistato a Che tempo che fa da Fabio Fazio. «Ho fiducia negli italiani. Bisogna che tutti continuiamo ad avere comportamenti responsabili che prescindono dall'età, dai luoghi e dalle esperienze. Bisogna fare un atto di fede negli italiani. Bisogna capire che non si può fare la vita naturale che tutti vorremmo», ha proseguito Arcuri.

Non abbassare la guardia è la raccomandazione degli esperti alla vigilia del ritorno in zona gialla della maggior parte delle regioni italiane. Ci sono infatti segnali di allarme su una possibile risalita dei casi di Covid-19 in Italia, complici fattori di rischio come la riapertura delle scuole in presenza e la circolazione delle nuove varianti del virus SarsCoV2. «La situazione è molto delicata e stazionaria, non andiamo né avanti né indietro; spero che ritorno in zona gialla sia accompagnato da senso di responsabilità», osserva il fisico Giorgio Parisi, dell'Università Sapienza di Roma. «Segnali di allarme» dall'andamento della curva dell'epidemia di coronavirus in Italia emergono dall'analisi condotta dal matematico Giovanni Sebastiani, dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo 'Mauro Picone' del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac).

Rapporto tamponi molecolari e positivi dell'8,8% (+14%)

Le cifre dell'epidemia, inoltre, non rendono facile orientarsi: se è pari a 5,2% il rapporto fra i casi positivi e i test, considerando la somma di molecolari e antigenici rapidi), il tasso di positività calcolato facendo il rapporto fra i casi positivi e i soli tamponi molecolari (come si è fatto fino al 15 gennaio scorso) è dell'8,8%, con un incremento del 14%. E se l'indice di contagio Rt calcolato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss) in base ai dati del periodo 18-24 gennaio ha un valore medio di 0,84, il calcolo aggiornato basato sul rapporto fra nuovi casi positivi e tamponi effettuati, il cosiddetto CovIndex, indica al 26 gennaio un valore dello 0,98. «Per quanto riguarda i nuovi casi la situazione è stazionaria, con lievi miglioramenti nei ricoveri in terapia intensiva e in quelli nei reparti Covid che sono probabilmente ancora i riflessi positivi delle misure adottate a Natale. Adesso, per Parisi, «è fondamentale la sorveglianza sul tipo di virus in circolazione» per tenere d'occhio le varianti. «In Italia è ancora completamente assente la sorveglianza sul tipo di virus che circola, in quanto nel nostro Paese sono stati analizzati solo pochi genomi virali. Questo preoccupa perché potrà esserci un piccolo numero di persone che potrebbe ammalarsi dopo il vaccino ed è essenziale che in questi casi venga fatta l'analisi del virus. Secondo Sebastiani le misure relative alle regioni che erano nella fascia gialla a novembre «si sono già dimostrate a dicembre inefficaci per il contenimento dell'epidemia e l'appartenenza a questa fascia potrebbe essere interpretata come un 'liberi tutti', come i fatti di questi giorni sembrano mostrare».

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Incognita scuole

Se poi si considerano anche il progressivo inizio delle attività in presenza delle scuole superiori, le condizioni più vantaggiose per la circolazione del coronavirus in questo periodo dell'anno, la diffusione di varianti del virus con maggiore capacità di trasmissione, «ci sono - dice il matematico - i presupposti per un probabile aumento significativo della diffusione dell'epidemia nelle prossime settimane. A questo seguirebbe, con ritardo, l'inversione di tendenza delle curve del numero di pazienti Covid-19 in terapia intensiva e nei reparti ordinari, che al momento decrescono in modo lineare». Successivamente, conclude l'esperto, «anche la curva dei decessi, al momento in debole diminuzione dalla media di 475 decessi al giorno negli ultimi 30 giorni, tornerebbe a salire».

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