​Sport, sulla tavola degli atleti sempre meno carne rossa

Mercoledì 24 Aprile 2019 di Romolo Buffoni

«Noi siamo ciò che mangiamo», lo sosteneva nel XIX secolo il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach convinto che il segreto sul benessere dell'umanità fosse da rintracciare in pentole, piatti e bicchieri. Un concetto rivoluzionario per l'epoca ma che oggi appare scontato al limite della banalità se è vero, come è vero, che l'argomento cibo è perennemente al centro della nostra quotidianità. Come alimentarci? Quanto? In che modo? Le problematiche aumentano per gli sportivi che, a tavola, cercano la benzina giusta per le loro esigenze. Ma se gli atleti professionisti sono stra-seguiti da eserciti di nutrizionisti, dietologi e medici come può orientarsi l'atleta dilettante, colui che frequenta palestre, piscine, campi da tennis o di calcetto o inforca la bici per la pura voglia di tenersi in forma?

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A questo esercito di sportivi che al parco preparano la 10 chilometri o la mezza maratona, o che due sere a settimana ci danno dentro su un campo di calcio a 5, hanno pensato gli studiosi del Crea (Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) nelle nuove Linee guida per una sana alimentazione che, in collaborazione con il Ministero dell'Agricoltura, saranno distribuite - principalmente in formato elettronico e gratuitamente - da giugno. «Ci sarà un capitolo dedicato a chi fa sport a livello amatoriale, nel quale cercheremo di abbattere alcune superstizioni alimentari», spiega Marcello Ticca, vice presidente della Società italiana di Scienza dell'alimentazione fra i coordinatori del progetto, intervenuto alla presentazione della partnership tra la Amadori e il Circolo Canottieri Aniene a Roma.

«Uno dei miti più antichi riguarda il consumo massiccio di carne rossa e di prodotti proteici come l'albume d'uovo per la creazione di masse muscolari enormi, roba che risale al IV e V secolo avanti Cristo, epoca delle Olimpiadi dell'antica Grecia». Insomma, dimenticate la colazione alla Rocky Balboa. Il segreto è molto più comodo e a portata di mano di quanto si pensi. «Innanzi tutto non esistono alimenti magici o miracolosi - chiarisce Ticca -. Va ristabilito un corretto rapporto energetico che, nell'ambito di cinque pasti giornalieri ovvero tre pasti principali e due spuntini, veda al 55-60% la presenza di carboidrati suddivisi a loro volta in un quinto di carboidrati semplici, cioè gli zuccheri, e in 4/5 di carboidrati complessi». Praticamente è la rivincita della pasta. «Non solo la pasta. Nella categoria rientrano riso e legumi - aggiunge Ticca -. Il resto della dieta prevede l'assunzione del 20-25% di grassi; non più del 12-16% di proteine e il resto sono lipidi».

Questo è il quanto, ma nelle nuove Linee guida c'è specificato anche il quando. Un discorso diverso lo reclamano il pasto pre-competitivo, quello intra-competitivo (negli sforzi prolungati come le partite di tennis e le corse) e il pasto di recupero. «Si cercherà di chiarire anche il ruolo dei liquidi. Basti citare il divieto di bere acqua a cui vengono sottoposti gli atleti costretti a rientrare in determinate categorie di peso. Come nella lotta. O i consigli a ingurgitare quantitativi enormi di bevande saline durante lo sforzo atletico». Agli sportivi non resta che attendere le nuove Linee guida e divorarle avidamente.
 

Ultimo aggiornamento: 13:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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