Lo sciacallo, un padre di famiglia senza pietà

Venerdì 24 Maggio 2019 di Paolo Graldi
Rovente come un carbone acceso si consumavano l'attesa e la speranza. La speranza che l'attesa di scovare lo sciacallo della Tiburtina si concretasse in un volto, in un nome. Con una indagine minuziosa, defatigante, quasi rabbiosa i vigili del IV Gruppo hanno risolto il piccolo, grande giallo dell'uomo che ha sottratto il portafoglio e poi usato per due prelievi al bancomat le carte di credito e volato via mentre il suo proprietario agonizzava sull'asfalto, travolto da un Tir. Vedrete: sarà uno straniero, che girovagava nei pressi. No, è un italiano, operaio, 51 anni, moglie e due figli. Un padre di famiglia, insomma. Chi l'avrebbe sospettato? Dall'immagine delle sue braccia tatuate, riprese dagli occhi elettronici della banca, dalla ricerca minuziosa del camion sul quale viaggiava con un collega (forse sarà incriminato) Massimo D. è lo sciacallo, reo confesso. Nessun segno di pentimento, di vergogna, di ritrovata resipiscenza per quell'atto rapace e abominevole, nella stupida certezza di una impunità, protetta dalle tragiche circostanze del gesto. Ha paura di perdere il posto, adesso che è stato scoperto, Massimo D. senza accorgersi che ha già perso di più: il senso della pietà umana e della vergogna. Abbiamo scoperto, anzi abbiamo trovato conferma, nella realtà: la banalità del male avvolge e travolge persone che ci vivono accanto. Può accadere di stringergli la mano con un grazie e un sorriso. Quella mano sporca da predone di strada. La moglie della vittima non perdona, per il momento almeno, come si fa a darle torto?

paolo@graldi.it Ultimo aggiornamento: 08:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA