Vacanze studio all'estero: «Ciaone» e zero contatti

Mercoledì 23 Ottobre 2019 di Raffaella Troili
È stato bello quanto illusorio scovare su Facebook il volto di chi li avrebbe ospitati. Scoprire i gusti della famiglia dove avrebbero dormito, il cottage, la mansarda, il giardino e il quartiere grazie a google maps. Perché sulla vacanza studio all’estero una volta che i ragazzi sono partiti è calato il silenzio. Messaggi centellinati, foto meno che mai, telefonate veloci il tempo di dire ovvietà: «Hai mangiato, fa freddo, ti diverti?», clic, ciaone. È scattato una sorta di mutuo soccorso, chi aveva info o foto condivideva. Ma la verità è che è stata un’esperienza unica, dalla quale gli adulti sono giustamente tenuti fuori. Una zona franca, un non tempo, uno straordinario vissuto nell’ordinario, una prova: in cui scegliere se comprarsi da mangiare o un cappottino alla moda, dove scoprire che la prof è diversa da come appare in Italia, e il compagno con cui non hai mai scambiato una parola è uno zuccherino. Al ritorno, il risultato di questa vacanza si intravede negli occhi e nella voce, tracce di un mutamento di cui è inutile tentare di farsi raccontare episodi concreti, ora più che mai si rischierebbe una rispostaccia. Ma anche la voglia di andare a scuola sembra addirittura, un poco, aumentata. E sì, quel mezzo sorriso, quand’è soprappensiero, è un ricordo recente, tutto suo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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