CORONAVIRUS

«Ragazzi, non uscite di casa». Le lezioni affettuose dei prof

Mercoledì 8 Aprile 2020 di Raffaella Troili
Mamma detective pensava di aver visto quasi tutto, poi è incappata in una lezione di educazione fisica a distanza: il figlio con la felpa sopra e i pantaloncini del pigiama sotto, che ciondolava le braccia sornione e mezzo addormentato. 
Prontamente cacciata via, dopo qualche ora si è commossa, dietro la porta, si è anche seduta per terra a sentire: c’era il prof di religione che salutava i ragazzi, gli parlava del virus mortale, «un campanello d’allarme» del mondo che si era ammalato, riflettevano insieme, li invitava a non uscire, per amore solo per amore, «Buona Pasqua e state a casa».
State a casa, non c’è lezione a distanza di ogni ordine e grado in cui non viene diffuso il messaggio, con un affetto speciale, le nozioni possono attendere, i docenti trovano sempre il modo per dire ai loro ragazzi di non uscire, anche di aiutare i genitori (ma questo concetto non passa). Quello di stare a casa invece sì. Ecco così che fini appassionati della cultura classica, grecisti, di solito un po’ fuori dal mondo, con alle spalle opere d’arte, scaffali di libri e quadri, escono fuori dagli schemi e chiudono la lezione, fissando lo schermo, come al tg. «Mi raccomando ragazzi, se a Pasqua mettete un solo braccio fuori dalla finestra, tanto piove. Chiaro?».
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