Il nuovo Bill Gates potrebbe nascere a Roma

Mercoledì 22 Aprile 2015 di Pietro Piovani
Antica #roma ma non troppo...

@adayinrome

Quando si vive nella città più antica del mondo si diventa per forza di cose conservatori. Ci basta scoprire che al posto della vecchia pizzicheria sotto casa ha aperto un minimarket per sentire una fitta al cuore, anche se in quella pizzicheria non ci avevamo mai messo piede. D’istinto vorremmo che a Roma non cambiasse mai niente, anzi vorremmo che tutto tornasse com’era dieci anni fa, meglio ancora venti, ma magari cinquanta, e perché non cento.



Ma a parte il fatto che cento anni fa a Roma non si stava poi così bene come si dice, bisognerebbe ricordare che prima ancora, nell’antichità, quando Roma era la capitale del pianeta, era anche il centro mondiale dell’innovazione culturale e tecnologica: nell’ingegneria, nell’edilizia, nell’idraulica, nei trasporti, nella medicina, nelle comunicazioni, nelle istituzioni, nei rapporti sociali, nel diritto. E soprattutto bisogna sapere che il mondo di oggi non consente più a nessuno di chiamarsi fuori dalla grande corsa all’innovazione, neanche a chi ha un grande passato.



Ma cosa significa, di preciso, innovare? L’americano Peter Thiel, imprenditore di successo nella Silicon Valley, lo spiega con una formula aritmetica: se il normale progresso è far crescere una quantità da 1 a 10, o a 100, o a 1000, innovare è invece passare da 0 a 1. Cioè far nascere una cosa che prima non esisteva, anzi che non eravamo neppure in grado di pensare. «Il nuovo Bill Gates non costruirà un nuovo sistema operativo», sentenzia Thiel: il nuovo Bill Gates sarà colui che riuscirà a concepire qualcosa di completamente inatteso, qualcosa che probabilmente non avrà nulla a che fare con i pc e con le app. Chissà da dove verrà, questo nuovo Bill Gates, magari sarà un romano. Il futuro si nasconde dove nessuno se lo aspetta, e le previsioni sono sempre sbagliate. Quando girarono il film “Blade Runner” immaginarono una città di fantascienza dove ci si muove sulle automobili volanti, ma non pensarono che si potesse telefonare con il cellulare.



pietro.piovani@ilmessaggero.it Ultimo aggiornamento: 23 Aprile, 00:32

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