Vaccino Pfizer in ritardo, restano fuori 10mila medici. Piano B della Regione: utilizzare le scorte, ma bastano solo per 15 giorni

Vaccino Pfizer in ritardo restano fuori 10mila medici. Piano B della Regione: utilizzare le scorte, ma bastano solo per 15 giorni
di Camilla Mozzetti
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Domenica 17 Gennaio 2021, 09:25 - Ultimo aggiornamento: 10:01

Se da una parte i richiami per il vaccino anti-Covid della Pfizer sono al sicuro dall'altra c'è una componente di medici, collaboratori, liberi professionisti del settore sanitario che rischia di non esser vaccinato nelle prossime settimane. Si tratta dei liberi professionisti della medicina che lavorano privatamente senza contratti con Asl o aziende ospedaliere pubbliche. «Per ora sono 7 mila medici - fa di conto il presidente dell'Ordine Antonio Magi - su Roma e provincia di cui abbiamo raccolto le adesioni per le vaccinazioni a fronte di un totale di 12mila professionisti». Unendo anche quelli del resto del Lazio, la cifra sfiora le diecimila unità. A questi, poi, si aggiungono collaboratori (segretarie in primis) e dipendenti amministrativi anche degli ospedali.

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Lo scenario 

Domani o al più tardi martedì mattina la Regione Lazio aprirà gli scatoloni della Pfizer e solo allora saprà se nei fatti le dosi previste sono state consegnate per intero o se invece i sieri sono in numero inferiore. C'è comunque almeno una rassicurazione da fare per il breve periodo: le seconde somministrazioni del vaccino anti-Covid non sono a rischio anche a fronte del fatto che la Regione ha provveduto a creare una scorta del 30% sulle prime consegne e questo servirà a compensare le eventuali mancanze nelle prossime due settimane. Vale sia per il personale medico infermieristico che ha iniziato ad essere vaccinato subito dopo Natale che per gli over 80 ricoverati negli ospedali su cui il calendario previsto fino a fine gennaio - rassicurano dalla Regione - andrà avanti. In sostanza i richiami non sono a rischio. Il problema comunque resta e alla Pisana ne sono pienamente consapevoli perché l'annuncio del colosso farmaceutico di possibili ritardi conteggiati tra le 3 e le 4 settimane, a fronte dei lavori di ristrutturazione e implementazione dell'impianto belga per la produzione, potrebbero affossare l'avvio della seconda fase che vede coinvolti i liberi professionisti, collaboratori e impiegati nel settore sanitario nonché gli over 80 non ospedalizzati per i quali la campagna di vaccinazione contro il Covid dovrebbe partire il primo febbraio. Il rischio reale è quello di avere un numero di domande nettamente superiore alle dosi disponibili e questo nei fatti getta la minaccia di dover riprogrammare per intero la fase 2 della campagna e non per una negligenza del Lazio che, contrariamente ad altre Regioni italiane, ha proceduto con passo spedito fin dallo scorso 27 dicembre con le vaccinazioni della fase 1. Il Lazio per avviare la fase 2 senza ritardi ha bisogno di ricevere già da fine mese tra le 70 e le 80 mila dosi di vaccino considerati i 470mila over 80 non ospedalizzati più i 10mila professionisti del comparto sanitario ancora da vaccinare. Le scorte per ora disponibili serviranno a colmare eventuali deficit sulle prossime due settimane ma se le previsioni sulle dosi necessarie non si trasformeranno in consegne reali la programmazione sarà inevitabilmente rallentata e a cascata per tutte le altre categorie a seguire, insegnanti e docenti in primis.

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