Roma, Centocelle tra rifiuti ed erbacce: «Siamo abbandonati»

Martedì 18 Giugno 2019 di Laura Bogliolo
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Carne. È il tema che lo street artist Mauro Sgarbi ha scelto per dipingere alcune campane per la raccolta del vetro a Centocelle nell’ambito del progetto “Gau, Gallerie urbane”. «Rappresenta bene la crudezza che a volte è parte di Roma e anche di questo quartiere» dice Sgarbi. Passeggiare per Centocelle è come perdersi in un prato incolto dove pizzicano zanzare e pungono spine, osservando le buche di via dei Narcisi, l’immondizia di via dei Castani e quel serpente sbucato due giorni fa vicino i cassonetti in via dei Frassini. Ma se sposti le erbacce, trovi fiori rari. Tra sacro e profano, così appare Centocelle. Il sacro è l’aria di solidarietà che si respira nel quartiere, l’attivismo degli abitanti, il fuoco culturale che serpeggia sotto le erbacce. E il sorriso accogliente di Orazio Giuffrida, 80 anni: «Ho aperto il bar in via dei Noci nel 1956, qui sono passati Pasolini, Baglioni e tanti altri». Poi c’è il “profano” che racconta Silvio Bruno, presidente dell’associazione Centocelle Storica: «È un quartiere abbandonato, con marciapiedi dissestati, rifiuti ovunque, gli alberi non potati, i progetti per la bonifica e la valorizzazione delle ville Romane del Parco di Centocelle sono ancora bloccati».

IL DEGRADO
Qualche passo nel quartiere e arrivano subito schiaffi al decoro. Le caditoie di via dei Noci sono ostruite, lo spartitraffico doveva essere pedonale, ma è una discarica e ieri c’era addirittura chi ci dormiva. «Dobbiamo chiudere le finestre per il cattivo odore che viene dai cassonetti di via delle Begonie e via delle Mimose a causa dell’immondizia fuori i cassonetti» racconta Olindo Tobolacci, residente. «Non si può camminare sui marciapiedi, i bambini rischiano di inciampare nei rifiuti» commenta Maria Di Lorenzo, residente. Angelo Paiano, abita a Centocelle dagli anni Cinquanta e si sofferma sull’assenza dei parcheggi e propone di «crearli sullo spartitraffico di viale Palmiro Togliatti, oggi preda di sbandati». Anche qui i “pollai”, le reti arancioni che prendono il posto della manutenzione, spuntano a ogni angolo. Alessandro Moriconi, ex consigliere del V Municipio, indica la recinzione che da due mesi avvolge il marciapiede distrutto in un tratto di via dei Castani dopo il crollo di un albero: «Non si può interrompere il marciapiede così, più volte ho chiesto che sistemassero questo scempio».

LE BATTAGLIE
Centocelle resiste al degrado, è in trasformazione, tanti i progetti culturali in ballo. C’è anche il restyling di diverse zone, come la sistemazione di piazza dei Gerani avviata da Rete Imprese Castani grazie a un bando regionale vinto. L’associazione dei commercianti, sta portando avanti anche un’altra battaglia, quella contro la semi-pedonalizzazione di via dei Castani voluta dal Campidoglio. «Distrugge il tessuto commerciale - dice Monica Paba, di Rete Imprese Castani - allontana le fermate dell’Atac, toglie parcheggi e stravolge completamente la viabilità. Nessuno - aggiunge - ci ha consultati, insomma, è un piano calato dall’alto». In via dei Pioppi un altro schiaffo al decoro: l’Acquedotto Alessandrino è sepolto da erbacce e rifiuti. C’è, ma non si vede. Tra le battaglie dei residenti, c’è quella contro il mercatino di ciarpame di viale della Primavera. «Oggetti rubati, presi dai cassonetti, è uno scempio» dice Anna. «Gli interventi dei vigili sono sporadici, sequestrano e loro tornano» aggiunge Moriconi. 
 

GORDIANI
Orti contro l'assedio di favelas e discariche

L’unica isola di legalità è accerchiata da rifiuti, discariche e accampamenti. Cinque anni fa un gruppo di residenti ha deciso di strappare alle favelas e al degrado un fazzoletto di terra in via Dignano d’Istria, al confine tra il V e il IV Municipio, vicino alla Prenestina. «L’area da anni dovrebbe passare alla gestione del Comune, ma è tutto fermo - dice Matteo Albanese, architetto, di “Innesti Urbani” - combattiamo ogni giorno contro discariche, accampamenti improvvisati che si formano in zona e a nostre spese abbiamo realizzato degli orti didattici, avevamo anche un’uccelliera, ma i volatili sono stati rubati». Erano esemplari di diamante mandarino che l’associazione usava per insegnare ai bambini le leggi di Mendel. La convivenza con le favelas, con le baraccopoli che sorgono, vengono smantellate e si ricreano, non è affatto facile. «Sa quanti attrezzi e tagliaerba acquistati da noi sono stati rubati? Non possiamo lasciare nulla e non sappiamo chi li ruba». Molti nomadi e sbandati stanno nell’area giochi del Parco Pasolini. «Siamo noi che svuotiamo i cestini dell’immondizia, tagliamo il prato, “rubiamo” centimetri di terreno al degrado per convertirli in orti. Il nostro progetto “RisOrti” - dice - ha l’obiettivo di creare orti didattici, ma di fatto non siamo ancora riconosciuti, siamo clandestini e ci potrebbero anche denunciare. Il V Municipio - spiega - ci appoggia, sa della nostra attività, ma concretamente non fa nulla». Il problema principale è la farraginosa acquisizione da parte del Comune dell’area verde. Se non ci fossero i residenti di “Innesti urbani” le panchine sarebbero state già vandalizzate, altri arredi portati via per ricavare rame. «In attesa di un riconoscimento formale, noi continueremo a coltivare, a mantenere l’area pulita, altrimenti questo spazio tornerebbe a essere abbandonato». 
L. Bog. 

COLLATINO
L’ATTIVISMO

Costretti ad avviare una raccolta fondi per pagare un’azienda privata che sfalci il prato, porti via le ramaglie rimaste a terra da mesi, e liberi dall’immondizia l’area verde dedicata ai giochi per i bambini.
È la battaglia delle famiglie che vivono accanto al parco Domenico Taverna in via San Giusto.
«C’è un albero che sta crollando, l’erba è alta un metro e mezzo, i rifiuti non vengono portati via dal Servizio giardini che ne ha la competenza, due mesi fa ho segnalato tutto e non ho mai ricevuto risposta».
Vincenzo Bertuca è uno dei tanti residenti che sta combattendo per il decoro dell’area giochi del parchetto di periferia, sotto la competenza del V Municipio che deve gestire un territorio popolato come Messina ed esteso quanto Avellino.
Ieri l’assessorato all’Ambiente, ad esempio, ha partecipato alla piantumazione di 200 rose in piazza del Quarticciolo, mentre in piazza dell’Acquedotto Alessandrino, sostiene un gruppo di donne che si occupa di laboratori di riciclo. In via San Giusto, però, il degrado continua ad assediare il parco.
Alcuni ragazzi, in modo del tutto volontario, ogni tanto raccolgono le cartacce, portano via le bottiglie di birra abbandonate nell’area verde. Ma il parco, nonostante lo sforzo dei volontari, resta praticamente invivibile. «Sappiamo bene che tutta Roma soffoca nel degrado, ma noi non ci arrendiamo, vogliamo un’area verde dignitosa dove i bambini possano giocare» dice Bertuca.
Le panchine sono sepolte dalle erbacce, i rifiuti a terra attraggono animali di ogni genere, i giochi in un contesto di degrado così profondo, sono impraticabili. «Abbiamo problemi anche se vogliamo portare a spasso i cani a causa dei forasacchi» concludono i residenti.
L. Bog.

QUARTICCIOLO
La protesta dei centri anziani 
«Avevamo preparato tanti progetti per aiutare gli anziani, ma anche le famiglie con proposte finalizzate allo scambio intergenerazionale, purtroppo non abbiamo potuto realizzare nulla perché i fondi stanziati dalla Regione con il bando “Progetto Te – Lazio per la terza età” sono stati destinati dal Comune all’acquisto di defibrillatori e corsi di formazione». A spiegare la presa di posizione degli oltre 13 mila nonni del V Municipio, è Umberto De Felice, coordinatore dei centri anziani del territorio. Insieme ai responsabili di tutti i centri della Capitale (94.000 iscritti) porta avanti le istanze dei più deboli. L’ultima protesta è andata in scena i primi di giugno durante la commissione capitolina Politiche Sociali. «Con un nuovo atto non condiviso - spiega - il Comune ha protocollato il Nuovo Regolamento dei Centri Sociali Anziani senza presentare la bozza a noi coordinatori come stabilito nelle precedenti riunioni presso il Dipartimento Politiche Sociali e Commissione Trasparenza Comunale». A essere danneggiata, secondo De Felice, è «ancora una volta la nostra autonomia». Nonostante le proteste e le lettere inviate alla sindaca Virginia Raggi, «non abbiamo potuto liberamente disporre dei fondi della Regione: il Comune avrebbe dovuto soltanto visionare e trasmettere le domande relative ai progetti secondo quanto stabilito dal bando, e non svolgere il compito di decidere per conto della Commissione Regionale esaminatrice come destinare i fondi, circa 160 mila euro per Roma». Gli anziani avevano proposto gite culturali, visite guidate con nonni e nipoti e corsi di informatica. 
L. Bog.

 

Ultimo aggiornamento: 19 Giugno, 18:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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