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Roma, i rifiuti della Capitale in 6 regioni: accordo anti-emergenza

Roma, i rifiuti della Capitale in 6 regioni: accordo anti-emergenza
di Francesco Pacifico
4 Minuti di Lettura
Martedì 15 Giugno 2021, 00:17

L’ennesima emergenza dei rifiuti costerà ai contribuenti del Lazio, romani in testa, oltre 8 milioni di euro. Sono i soldi necessari che da luglio alla fine dell’anno dovranno pagare Ama e i suoi fornitori - quelli che trattano e smaltiscono la spazzatura della Capitale - per portare gli scarti di lavorazione fuori Regione. Precisamente in Abruzzo, Marche, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Campania. Ancora una volta la soluzione passa per l’ipotesi più costosa: quella dei viaggi della speranza. Soltanto tra aprile e maggio, come ha comunicato Ama, il sistema ha speso già un milione in più.

Mentre il governo, la Regione e il Comune di Roma, mettono una pezza, restano ancora insoluti i nodi più strutturali: cioè dove verranno realizzate le discariche che mancano nel territorio di Roma Capitale e della sua Città metropolitana. Su questo fronte l’accordo tra le parti politiche in causa - complice le amministrative nella Capitale - è lontanissimo. E non meno vicino sembra lo sblocco del quinto bacino alla discarica di Roccasecca, nel Frusinate, sempre più impellente in una regione che tra un mese vedrà esaurito il catino di Civitavecchia e tra sei mesi quello di Viterbo. 

Ieri il ministro della Transizione Roberto Cingolani, dopo che nel suo dicastero c’è stato l’ennesimo e non risolutivo vertice tra Campidoglio e Pisana sulla discarica, aveva provato a fare di necessità virtù: Abbiamo identificato alcune strade e ci stiamo lavorando in queste ore con Regione e Comune». Cioè gli sbocchi nelle discariche di sei regioni diverse dal Lazio. Detto questo il governo, anche se si mostra cauto nei suoi giudizi e nei suoi caveat, vuole dagli enti a breve la chiusura del dossier.

E dopo l’individuazione degli catini dove sversare a caro prezzo la spazzatura capitolina, il piano prevederebbe altri due step: nel primo la Regione individua due aree da utilizzare come discariche provvisorie, quindi non basterà autorizzare il quinto bacino a Roccasecca, operazione resa difficile anche perché la società proprietaria del sito - la Mad - ha ritirato la richiesta di allargamento e ha visto nei mesi scorsi il suo titolare Walter Lozza, arrestato (è ai domiciliari) per i lavori al catino di Monte Carnevale. Più delicato l’ultimo passaggio: Roma deve indicare degli spazi dove conferire i suoi rifiuti. Su questo versante Palazzo Senatorio prova ancora a resistere e ricorda che Ama sta cercando due Tmb mentre già nei prossimi giorni la Città metropolitanaindicherà le nuove aree bianche dove localizzare le eventuali discariche. Tra queste Magliano Romano.

MALAGROTTA

Questo è il futuro, il presente, come detto, prevede nuovi costosissimi viaggi della speranza. Alla base della soluzione ci sarebbe il lavoro fatto in questi giorni dal commissario della Egiovi, la società che gestisce i Tmb di Malagrotta e che si è trovata senza sbocchi: avrebbe infatti trovato spazi (36mila tonnellate) in Abruzzo, Marche, Puglia, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia, ma si sarebbe fermata quando erano da firmare i contratti: anche perché comportano uno sborso di oltre 660mila euro al mese, poi da accollare al suo cliente Ama, quindi a tutti Romani che pagano la Tari. Ieri è arrivato l’ok dalla Regione e dal ministero.

Spiega al riguardo l’assessore ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani: «Queste misure consentiranno di mettere in sicurezza la città di Roma per i prossimi sei mesi». Parallelamente, «per il trattamento e lo smaltimento, invece, la Regione ha già sottoscritto intese con l’Abruzzo per 70.000 tonnellate e con la Toscana per 13.500 tonnellate, mentre si sta attivando anche un altro accordo con la Campania per 20.000 tonnellate di rifiuti di Roma, sempre nel periodo luglio-dicembre 2021». Sbocchi destinati ad Ama e altri suoi fornitori come i tritovagliatori di Porcarelli. 
 

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