ROMA

Roma, l'ultima truffa dei netturbini: incassano i soldi della benzina

Mercoledì 22 Luglio 2020 di Lorenzo De Cicco
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Roma, l'ultima truffa dei netturbini: incassano i soldi della benzina

Il prezzo di un pieno smezzato con i benzinai collusi. Centinaia di volte. Tanto paga Ama, la partecipata del Campidoglio che da anni continua a macinare debiti: 99 milioni di perdite stando all'ultimo progetto di bilancio del 2017, consuntivo peraltro ancora da approvare definitivamente, mentre il Comune, socio unico al 100%, sborsa ogni anno (con le bollette dei romani) quasi 700 milioni di euro di contratto di servizio. L'ultima truffa dei netturbini è una storia di carte carburante sfruttate come bancomat, da decine di dipendenti, probabilmente con la compiacenza degli addetti delle pompe di benzina. Un sistema di transazioni addebitate alla società comunale per giustificare rifornimenti fasulli, addirittura destinati a camion fermi, kappaò nei garage causa guasti, quindi impossibili da mandare in strada.

Le proporzioni del raggiro non sono ancora del tutto chiare, ma la municipalizzata si è accorta della ladreria e ha appena messo sotto indagine interna 20 dipendenti. Spazzini e netturbini che lavorano tra l'Eur e l'Ardeatino, quadrante Sud della Capitale, e che fanno riferimento alla storica sede Ama di piazzale dei Caduti della Montagnola. Qui lavorano 100 operatori, ma i sospetti dell'azienda si concentrano su 20 addetti della raccolta e dello spazzamento stradale, tutti presenti nell'elenco delle operazioni sospette. Centinaia di transazioni difficilmente giustificabili: nella lista figura, per esempio, decine di volte, il rifornimento di mezzi che il giorno del pieno risultavano invece parcheggiati in officina. Insomma, non avrebbero mai potuto lasciare le rimesse e raggiungere la pompa. Altra anomalia: pagamenti molto ravvicinati, a distanza di 3-4 ore l'uno dall'altro, incomprensibili se messi a confronto col chilometraggio dei veicoli e i tragitti previsti negli ordini di servizio.

«UNA BRUTTA STORIA»
«Sembra proprio una storia sbagliata, come cantava De André», dice Stefano Zaghis, da otto mesi amministratore unico della più grande partecipata ambientale d'Italia, 8mila dipendenti, un colosso pubblico noto soprattutto per le sue inefficienze, gli sprechi e gli scandali. Malcostumi che Zaghis, fin dal suo insediamento, ha promesso di arginare. E anche l'ultima truffa scoperta, con l'indagine interna «immediatamente avviata», rimarca l'au, va in questa direzione. «Ora faremo pulizia».

IL TRUCCO
La truffa dei netturbini sfrutta le carte carburante aziendali. Ogni veicolo ne ha una collegata e ogni dipendente che sale a bordo ha un proprio pin, il codice da digitare sul bancomat portatile della pompa. In sostanza, secondo chi indaga, gli addetti dell'Ama avrebbero strisciato la card per rifornimenti inesistenti. Intascando, in tutto o in parte, il prezzo dello scontrino, magari facendo a metà con i benzinai. La società del Campidoglio il mese scorso ha chiesto all'erogatore del gasolio gli elenchi di tutte le operazioni rendicontate dal primo gennaio al 31 maggio. Proprio attraverso questi documenti è stato possibile stilare la lista delle transazioni sospette, effettuate dai 20 dipendenti ora sotto indagine. Tra questi, c'è chi ha sfruttato la carta carburante per operazioni anomale più di 10 volte in poche settimane. Come se avesse a disposizione una carta di credito extra.
Per ricostruire il sistema della frode e per capire se ci siano complici nelle stazioni del gasolio, ora la direzione delle Risorse Umane della municipalizzata, guidata da un ex carabiniere, Marcello Bronzetti, ha iniziato a mettere a verbale le dichiarazioni dei dipendenti della sede della Montagnola. A caccia di testimonianze e confessioni. Una volta chiusa l'indagine interna, partirà la denuncia alla Procura di Roma.

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