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Odissea sulla metro A, uno stop ogni 4 giorni: Cornelia riapre a Pasqua

Sabato 8 Febbraio 2020 di Lorenzo De Cicco

Un'odissea chiamata metro A: scambi che si guastano, come ieri sera proprio nell'ora di punta, all'uscita dagli uffici; treni che si arenano sui binari; scale mobili sfasciate o con la manutenzione scaduta. Risultato: le stazioni della prima linea del metrò chiudono e il percorso dei passeggeri diventa un calvario, tra stop & go e disservizi. Solo da inizio anno, l'Atac ha dovuto mettere i lucchetti 9 volte ad almeno una stazione della malandata linea arancione. Una chiusura ogni 4 giorni, in pratica, senza contare le fermate off limits per più tempo, colpa delle rampe di metallo da aggiustare: lo scalo di Cornelia, chiuso dal 30 dicembre, rimarrà coi cancelli sbarrati fino ad aprile: riaprirà per Pasqua, sempre che non saltino fuori altri intoppi. I precedenti non incoraggiano: Barberini, tra collaudi flop e lavori da rifare, è rimasta chiusa per 11 mesi e ha riaperto martedì, solo in uscita.

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Dopo 72 ore appena, ecco l'ennesima bega, stavolta con un filotto di stazioni interdette: dal capolinea di Battistini a Ottaviano, ieri pomeriggio la circolazione è rimasta interrotta dalle 17 alle 19, mentre migliaia di pendolari si rimettevano in viaggio verso casa, dopo il lavoro. L'Atac ha parlato di un «guasto tecnico agli impianti di circolazione». Fonti dell'azienda spiegano che si è trattato di un problema ai deviatoi. Insomma, uno scambio difettoso, su cui gli operai della municipalizzata sono dovuti intervenire anche ieri notte, di nuovo. Pensare che proprio per ammodernare i deviatoi la metro A ha chiuso l'estate scorsa. Più di un passeggero lo ricorda. E si chiede: «Quei lavori, con diverse tratte chiuse tra luglio e agosto, sono stati inutili?». Qualche problema evidentemente c'è, se ieri 6 stazioni hanno dovuto chiudere tutte insieme. Peraltro per la stessa ragione - sempre un «guasto tecnico agli impianti di circolazione» - già alle 7 di mattina si erano registrati rallentamenti sulla tratta Giulio Agricola-Anagnina.

I DISSERVIZI
Episodi? In realtà, tra un malfunzionamento e l'altro, il calendario di chi viaggia sulla prima linea è puntellato di chiusure. Nove solo dall'inizio del 2020. La prima? Il 6 gennaio, a Re di Roma: «guasto tecnico». L'ultima, ieri. Nel mezzo, hanno chiuso sempre per «guasto» Manzoni (15 gennaio), San Giovanni (16 gennaio), Numidio Quadrato (21 gennaio), ancora Manzoni (24 gennaio); Furio Camillo e Re di Roma lo stesso giorno (il 28 gennaio). E ancora, Re di Roma il 31 gennaio. Tutto per problemi e malfunzionamenti. Solo una volta, la chiusura è stata dettata dalla sicurezza, il 10 gennaio, quando le forze dell'ordine sono intervenute a Lepanto. Quello sì, a quanto pare, un episodio. Il resto sembra avvenire con una rassegnata normalità, scandita dai bollettini quotidiani diffusi in rete dal canale Twitter della società comunale, InfoAtac. E il bilancio potrebbe essere ancora più nefasto mettendo nel computo i treni che hanno prodotto rallentamenti, fermandosi sui binari, come nello scalo di piazza Vittorio, il 14 gennaio.

DAL TAR OK ALLA PROROGA
Nonostante la ridda dei disservizi, ieri il Campidoglio rivendicava una «vittoria su tutta la linea» (non la linea A...) per avere prorogato il contratto all'Atac dal 2019 al 2021, senza mettere a gara i trasporti, come sosteneva l'Antitrust. «Il ricorso presentato da Agcm contro la proroga del contratto di servizio ad Atac fino al 2021 è stato respinto dal Tar», esultava l'assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese. «La strada per il risanamento di Atac è quella giusta», commentava la sindaca Virginia Raggi sui social. Mentre nei commenti, più di un utente, le ricordava l'ennesimo ko, sulla tratta Ottaviano-Battistini: «Neanche ha fatto il post e ha chiuso mezza metro A».

Ultimo aggiornamento: 11:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA