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Roma, metro Barberini riaperta a metà tra scale rotte e corse saltate

Roma, metro Barberini riaperta a metà tra scale rotte e corse saltate
di Lorenzo De Cicco
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 5 Febbraio 2020, 10:38 - Ultimo aggiornamento: 10:44

Mentre il treno rallenta e s'intravede la banchina, subito il primo brivido: «Prossima fermata: Spagna», scorre sul display del convoglio che proviene da piazza della Repubblica. Attimi di perplessità a bordo: «Ma come, l'ha saltata? Non doveva riaprire oggi?». Invece no, l'annuncio è sbagliato ma la stazione è quella giusta, piazza Barberini, nel cuore di Roma, dopo 319 giorni di chiusura causa scale mobili sfasciate. Riapre, ma solo a metà, tanto per aggiungere grottesco al grottesco, dopo quasi un anno di attesa: dalla fermata del metrò si esce, ma non si entra. Due scale mobili (su 6) sono ancora tutte da riparare, con calma. Se ne riparla, forse, per Pasqua.

Quindi ora si scende dai treni, ma non si sale. E un drappello di vigilanti si deve sbracciare tutto il giorno per dissuadere passanti e turisti che provano a scendere le rampe d'ingresso sul marciapiede: «No entry, no entry, t'ho detto non entri», un po' english, un po' no. Alla base delle scale mobili rifatte, c'è già una perdita da un rubinetto, col secchiello provvidenziale a raccogliere le gocce. Piove anche dal soffitto, pure se a Roma c'è il caldo record di quest'inverno, col sole. E ci sono naturalmente i pannelli scrostati, i pavimenti sbeccati. Solo i led della pubblicità piazzati nella hall sotterranea danno l'idea di un rinnovo abbozzato, per il resto è tutto come prima. Un anno dopo, soliti guai.

Anzi: qualche conducente, a leggere le lamentele che subito fioccano sui social, pare scordarsi di fermare il treno a Barberini e tira dritto, come nell'ultimo tribolato anno. «Il treno in transito delle 13.30 ha saltato la stazione fermandosi direttamente a Spagna, provenendo da Repubblica», racconta un utente, Stefano Gambarelli, chiedendo lumi su Twitter all'Agenzia comunale della Mobilità, che si occupa di programmare il servizio, non delle singole corse perse, e quindi replica: «Al momento non ci risultano problemi, ma per maggiori dettagli ti giriamo all'account dell'Atac». Che però non risponde ad altri passeggeri che rimarcano lo stesso problema, allo stesso orario: «Perché la metro A non si è fermata a Barberini adesso?», scrive Marco. «Capita di scordarsi», si legge nelle chat dei macchinisti.

Altro tarlo: 3 ingressi su 4, compreso quello su via Veneto, vetrina della Dolce vita, restano off limits: «Accesso vietato», si legge nei cartelli stampati dall'Atac, la partecipata del Campidoglio che prima ha arruolato (col vecchio management, sempre scelto da Virginia Raggi) e poi silurato (col nuovo ad Paolo Simioni) la ditta della manutenzione delle scale. Impresa che secondo i periti della Procura riparava gli impianti con le fascette da ferramenta e che si era aggiudicata la commessa con un ribasso del 49%. Un anno fa, dopo gli incidenti, è stata messa alla porta. Ma ha perfino chiesto i danni.

GLI INCIDENTI
Nel frattempo è rimasta chiusa per 8 mesi la stazione di Repubblica, sempre sulla linea A, che ha riaperto a fine giugno. Ripassandoci ieri, si scopriva che le scale da cui tutto è partito, quelle crollate il 23 ottobre 2018 trascinando i tifosi del Cska Mosca in trasferta a Roma (24 i feriti), beh quelle scale sono ancora là, sformate e da riparare. Lontane dagli occhi, oscurate da un pannello enorme che riproduce in foto le bellezze dell'Urbe, per nascondere lo scempio di una burocrazia lentissima e della cattiva amministrazione. Anche a Barberini, si diceva, dopo 11 mesi di chiusura, restano da aggiustare 2 rampe. E in tutte le fermate gestite dall'Atac, 46 tra ascensori e tapis roulant sono kappaò. Un'altra stazione, a Cornelia, è chiusa e non si sa fino a quando. Per la «manutenzione ventennale» dei gradini. I commercianti del Centro storico chiedono i danni. La sindaca Raggi ha aperto uno spiraglio, chiedendo alla Ragioneria comunale di capire come procedere. Ma non tutti la pensano così. Un consigliere comunale del M5S, Angelo Diario, forse infastidito dalla protesta delle imprese, addirittura ipotizzava l'opposto: «Se una metro chiusa provoca danni per i quali si dovrebbe ricevere un risarcimento, allora una metro aperta comporta benefici per i quali si dovrebbe pagare una tassa?». Insomma, un balzello perché la metro ora funziona (a metà).

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