Mascherine, la gaffe dei vigili: «Protezioni all'aperto, ma non sempre»

Mascherine, la gaffe dei vigili: «Protezioni all'aperto, ma non sempre»
di Lorenzo De Cicco
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Mercoledì 14 Ottobre 2020, 00:00

La stretta sulle mascherine del Lazio? «Non trova più applicazione», scrivono i vigili di Roma, convinti che l’ordinanza regionale di inizio ottobre sia stata archiviata dagli ultimi decreti sfornati dal governo. Peccato che sia vero il contrario: le regole regionali, quando sono più severe rispetto a quelle fissate da Palazzo Chigi, s’impongono su quelle nazionali. Lo ripetono in loop da mesi un po’ tutti i ministri, compreso il premier Conte. Per questo alla Pisana sono rimasti di sasso: possibile che alla Municipale abbiano preso un simile granchio? A quanto pare sì.
Il Comando dei pizzardoni, pochi giorni fa, l’8 ottobre, ha spedito a tutti i gruppi locali una circolare per chiarire le nuove regole sulle mascherine.

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Ma tutta la dissertazione si poggia su uno svarione normativo: «L’ordinanza del Presidente della Regione Lazio del 2 ottobre», quella che ha introdotto per prima l’obbligo di coprirsi naso e bocca anche all’aperto, «non trova più applicazione», secondo i vigili, dato che nel frattempo il governo ha varato altri decreti sul tema. La stretta del Lazio però è molto più severa di quella nazionale. Nella Capitale la mascherina all’aperto va indossata sempre. Senza eccezioni. Il decreto legge del 7 ottobre, come ha poi ribadito il dpcm dell’altro ieri, delinea invece una prescrizione ammorbidita. Linea soft: la mascherina va portata «sempre con sé», ma non sempre va indossata.

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L’obbligo scatta «nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto», ma con «l’eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi». Formula vaga che gli stessi caschi bianchi ammettono di non avere ben compreso: «Per quanto riguarda il concetto di “isolamento” - si legge nella circolare - non essendo definito tecnicamente, appare al momento difficoltoso fornirne l’esatta perimetrazione». In ogni caso, per gli agenti della Municipale le regole in vigore sono quelle nazionali e l’ordinanza di Zingaretti andrebbe di conseguenza in soffitta. E meno male che a firmare l’atto è stata la Direzione “Coordinamento normativo” del Corpo.


LA “MARCIA”
L’errore marchiano del Comando arriva peraltro dopo le polemiche per l’adesione dei vigili dell’Ugl alla tragicomica «marcia della liberazione dalle mascherine e dal distanziamento sociale»; adunata surreale andata in scena sabato scorso, che ha visto i pizzardoni del sindacato sfilare in buona compagnia accanto ai negazionisti del Covid e ai cospirazionisti del 5G, senza che il comandante Stefano Napoli spendesse una parola sul tema. E senza rispondere a una domanda che inevitabilmente affiora: con quanto scrupolo gli agenti contrari alle mascherine applicheranno la stretta, a suon di multe, quando sono in servizio? Si vedrà.


LA REAZIONE
Nel frattempo alla Pisana confermano: nel Lazio tocca continuare ad applicare l’ordinanza del governatore. Vale quanto detto dal governo: quando una Regione introduce norme più stringenti rispetto a dpcm e decreti legge, le regole locali s’impongono sulle direttive del Consiglio dei ministri. Avanti quindi con l’obbligo di indossare la mascherina sempre. Perché, come ha detto Zingaretti, «è un potente strumento di prevenzione e di fronte all’aumento della curva dei contagi dobbiamo alzare il livello di guardia». Svarioni dei vigili permettendo.
 

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