CORONAVIRUS

Coronavirus, il presidente della Federanziani: «Ancora pochi test regolari nelle Rsa»

Venerdì 8 Maggio 2020
L'assessore alla Sanità D'Amato, a sinistra, davanti a una Rsa dei Castelli Romani

«La Fase 2 è partita per tutti, ma non per gli anziani ospiti delle Rsa. Non è pensabile parlare di Fase 2, infatti, quando parliamo di residenze per anziani, senza avere un supporto trasparente, chiaro e costante da parte delle istituzioni su alcuni punti fondamentali per garantire la ripresa e il mantenimento della rete del welfare». Lo afferma Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani. «Anzitutto riscontriamo con allarme che manca ancora - aggiunge - la capacità del sistema di effettuare costantemente lo screening, ovvero tamponi più test sierologici sia degli ospiti che del personale delle Rsa. Ci chiediamo come sia possibile in tal modo mantenere la sicurezza delle strutture e prevenire il contagio. E' urgente, inoltre, che la rete ospedaliera possa riprendere a svolgere l'attività di emergenza-urgenza, con la conseguente possibilità di invio in Pronto Soccorso degli ospiti delle Rsa in caso di acuzie che lo richiedano. Occorre inoltre una iapertura della Rsa al territorio secondo un percorso protetto ma che garantisca la veloce ripresa dell'attività, con linee guida che siano sostenibili. In mancanza di tali provvedimenti urgenti non possiamo pensare che si riesca a contenere il contagio». «Col nostro Advisory Board formato dai massimi esperti del settore abbiamo chiesto a gran voce che - sottolinea - sia rafforzato il ruolo della sanità territoriale affinché possa gestire anche il trasferimento degli ospiti in ambito familiare ove possibile prevedendo un ruolo di primo piano dei Mmg e degli specialisti ambulatoriali nella partecipazione alle attività territoriali, dotati degli indispensabili sistemi di monitoraggio. Occorre intensificare la lotta contro le situazioni irregolari, con il rafforzamento delle attività di ispezione e verifica del rispetto delle norme per accertare ogni responsabilità. D'altro canto non dobbiamo dimenticare quelle strutture regolari, che hanno operato e stanno operando nel pieno rispetto dei protocolli».

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