CORONAVIRUS

Bambin Gesù ai 700 medici: «Stop allo stipendio aggiuntivo». Poi la retromarcia

Martedì 17 Marzo 2020 di Franca Giansoldati

Il Bambino Gesù alcuni giorni fa ha mandato a tutti i medici una lettera in cui la presidente Mariella Enoc informava che la «generale difficoltà che ha colpito il nostro Paese sta producendo rilevanti effetti negativi sul nostro ospedale, anche prospettici». In pratica i circa 700 medici che per fine marzo aspettavano la cosiddetta 'incentivazione', ovvero il pagamento quadrimestrale della quota aggiuntiva del loro stipendio calcolata sulle presenze e sul merito – per un totale circa di 1 milione di euro - e si sono visti arrivare una doccia gelata: «Ho deciso di sospendere temporaneamente l'erogazione del conguaglio delle quote dell'incentivazione collettiva riferita al 2019». Enoc chiedeva «la massima comprensione» per via del coronavirus (un bambino è stato trovato positivo) ma evidentemente deve avere incontrato malumori carsici e disappunto generale.

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Così è intervenuto il sindacato del personale sanitario che lavora negli istituti religiosi Anmirs. A quel punto Enoc ha fatto marcia indietro con una seconda lettera. «Chi si trova in situazione di difficoltà per il mancato pagamento del saldo dell'incentivazione collettiva può farne richiesta inviandomi personalmente una mail. Sono certa che tutti voi terrete in piena considerazione gli sforzi che in questa situazione l'ospedale sta facendo».

Il secondo pagamento è previsto per giugno e il terzo per ottobre.

«L'ospedale soffre per una serie di aggiustamenti e sicuramente c'è un problema finanziario» spiega il segretario dell'Amnirs, Donato Menichella che, comunque, rende onore alla Enoc di avere stabilizzato in questi anni un alto numero di precari.

Dall'ufficio stampa dell'ospedale pediatrico arriva immediatamente la replica: «Nessuna situazione di difficoltà economica. La presidente, su richiesta di alcuni medici, aveva interpretato il differimento dell'erogazione dell'incentivo come gesto di opportunità e solidarietà nei confronti dell'ospedale in questo momento di straordinario impegno per la gestione dell'emergenza epidemiologica in corso. Dopo un primo confronto con i sindacati, si era lasciata la possibilità di scelta ai singoli dirigenti medici se richiedere o meno il pagamento immediato. Alla fine, invece, si è stabilito di pagare regolarmente l'incentivo a tutti, per non creare disparità di trattamento».

In ogni caso la situazione di stress del Bambin Gesù si trascina da tempo ed è stata anche oggetto di diverse riunioni in Vaticano, nonostante le entrate che sono assicurate dal Ministero dell'Economia in rate trimestrali anticipate calcolate sul 90%  del finanziamento annuale dell'anno precedente (secondo l'art. 11 comma 3 della legge 187/1995). Probabilmente il problema è dovuto al disavanzo di gestione e alle operazioni immobiliari di Villa Luisa e Villa Pamphili effettuate nel corso del 2018 costate una quarantina di milioni per la realizzazione di iniziative sanitarie, successivamente accantonate per l'impossibilità tecnica di realizzarle (hospice pediatrico e istituto dei tumori).

Una spiegazione possibile al fatto che l'ospedale si troverebbe a fare fronte alle necessità di spesa ordinarie con le entrate correnti assicurate dal Ministero dell'Economia. Cosa che naturalmente si complica se le uscite sono di gran lunga  superiori alle entrate. Come del resto sembrano dimostrare anche le dilazioni nei pagamenti di molti fornitori, alcuni dei quali verrebbero pagati con ritardi che oscillano tra i 36 ed i 48 mesi. Anche Menichella però invita a non drammatizzare, soprattutto perchè, «l'IDI sta messo ancora peggio e soffre di una situazione strutturale complessa. Ne ho parlato anche con il ministro Speranza, perché si tratta di strutture di eccellenza. 

L'ospedale pediatrico vaticano rassicura: «Non c'è nessuna relazione con i pagamenti del ministero né con gli investimenti immobiliari. L'ospedale è perfettamente in grado di pagare con regolarità i propri dipendenti. Per quanto riguarda i fornitori, nessun organo del Vaticano ci ha mai segnalato alcuna lamentela. Il tempo medio di pagamento è 150 giorni. Alcuni ritardi fisiologici sono stati legati nell’anno passato all’implementazione del nuovo sistema amministrativo di gestione delle fatture. Quanto al bilancio 2019, infine, ovviamente non è ancora chiuso, ma non risulta assolutamente una consistente perdita».

 

Ultimo aggiornamento: 18 Marzo, 07:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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