Discariche, preservativi e siringhe: il cimitero di Prima Porta assediato dal degrado

Siringhe, preservativi e degrado al cimitero Flaminio a Prima Porta
di Jacopo Belviso
4 Minuti di Lettura
Giovedì 17 Gennaio 2019, 17:28 - Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio, 15:51

Siringhe e profilattici, erba alta e incolta, escrementi tra le bare, furti sempre più frequenti, scalini e cornicioni pericolanti. Questa è soltanto una parte dello scenario che quotidianamente si presenta agli occhi dei cittadini che vanno a far visita ai propri cari. Uno scenario da film dell’orrore che non risparmia nessuno dei 140 ettari del cimitero Flaminio, a Prima Porta, - nato da un progetto dell’architetto Elena Luzzatto, consacrato nel 1941 e considerato capolavoro di architettura cimiteriale contemporanea -, confermando quanto incuria e abbandono siano epidemie difficili da debellare.
 

 

Tra i 37 km di strade interne, il cammino è un triste calvario. Oltre al manto stradale in condizioni disastrate, in cui si rischia di sprofondare se non si presta l’adeguata attenzione, a pochi metri dal viale del Bassopiano è sorta una discarica abusiva in cui incivili buttano rifiuti e buste dell’immondizia. «Che amarezza trovare tutto quel degrado intorno alla tombe di famiglia», racconta Andrea, con i figli al seguito. «In mezzo a questo manto di rifiuti puoi trovare di tutto, siringhe, carta sporca, bottiglie di plastica, pannolini. E' impossibile muoversi senza il rischio di farsi male - conclude -  mai visto una scena simile». Le fermate degli autobus sono diventate depositi per rami e tronchi caduti, il verde è abbandonato a se stesso e l’erba è così fitta che sembrerebbe quasi di camminare in mezzo ad una giungla. La natura ha preso il sopravvento, ma anche dove non cresce l’erba, le condizioni non migliorano. La maggior parte dei bagni non sono agibili, gli scarichi non funzionano e le scarse condizioni igieniche hanno definitivamente trasformato i servizi in luoghi in cui è meglio non avventurarsi: siringhe nei lavandini, preservativi usati e gettati a terra e l’odore di urina che delimita il perimetro. Sulla rampa dell’Ossario Est, tra lapidi e fiori, il corridoio che divide i vari padiglioni è diventato un percorso ad ostacoli. Altre siringhe, altri fazzoletti, altre bottiglie di vetro.
 

«Sono due anni che denunciamo la situazione in Campidoglio - spiega Valeria Campana, portavoce del Comitato di tutela dei cimiteri capitolini - ma dalle istituzioni e dall’assessore all'Ambiente, Pinuccia Montanari non arriva un cenno di interesse. La situazione non è migliorata, ma è drasticamente peggiorata. Ogni domenica vado a Prima Porta ed è un dolore continuo. Ci stupisce il fatto che non capiscano l’importanza dei servizi funebri - continua la portavoce - e della tutela dell’area e del territorio. Forse aspettano l’arrivo di un’epidemia per intervenire in merito».

LEGGI ANCHE: -----> Infermieri "vendevano" i morti degli ospedali alle agenzie funebri: 200 euro per ogni defunto

Nella solitudine e nel silenzio che caratterizzano i cimiteri, a Prima Porta, in realtà. non ci si sente mai realmente soli, grazie alla "compagnia" dei piccioni che hanno colonizzato varie aree. Su ogni albero, infatti, sopra molti tetti (a volte sopra le stesse croci), questi volatili - che hanno soppiantato le classiche civette - fissano i passanti, proprio come se si stesse vivendo una scena drammatica del film "Gli uccelli" di Hitchcock. Percorrere le strade del più grande camposanto d’Italia è come passeggiare in una enorme latrina a cielo aperto. Il guano degli uccelli, ormai veri padroni dell’area, non ha risparmiato niente, rendendo addirittura inaccessibili alcune aree a causa dell’odore nauseante. In alcune cappelle hanno nidificato a centinaia, ostruendo i canali di ricircolo dell’aria, impedendo alle persone di avvicinarsi alle tombe.
«I piccioni hanno nidificato dentro i loculi, nelle file in alto, e non permettono alle persone di visitare serenamente le lapidi», denuncia Luisa, pensionata romana, che da oltre dieci anni si reca ogni domenica alla lapide del marito per onorare la sua memoria. «Noi cittadini del comitato ci siamo improvvisati nello svolgere qualunque mestiere negli ultimi anni - conclude Campana - cercando in tutti i modi di sopperire alle mancanze di chi dovrebbe curare e tutelare il più grande cimitero della Capitale. La situazione è tragica”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA