Bancarelle, dietrofront M5S, lite fra Comune e Di Maio: piano delle rotazioni fermato

Venerdì 24 Maggio 2019 di Pier Paolo Filippi e Stefania Piras
«Coia è stato sconfessato». Parte l'applauso quando gli ambulanti radunati sul terrazzo del Dipartimento capitolino Commercio in via de' Cerchi imbracciano il megafono e gridano vittoria perché le licenze e le bancarelle non si toccano. E lo dice persino il vicepremier e capo politico del M5S Luigi Di Maio che ha imposto il dietrofront al Campidoglio.

Una parte degli ambulanti, quelli che sarebbero finiti penalizzati dalla nascita di nuovi monopoli, hanno vinto la battaglia contro la delibera Coia che istituiva postazioni fisse al posto di quelle attualmente date in rotazione. Riforma controversa, sicuramente contestata dalla categoria dei circa 900 titolari di oltre mille stalli. Per molti, il risultato era chiaro: qualcuno avrebbe beneficiato dei nuovi posti, dati in maniera permanente, a scapito degli altri. Così, quando gli ambulanti hanno deciso di occupare via dei Cerchi, giusto a quattro giorni dal voto delle Europee, per stoppare il Campidoglio è dovuto intervenire addirittura il vicepremier Di Maio, leader del Movimento, da sempre (vedi le posizioni no-Bolkestein e le foto con alcuni esponenti della famiglia Tredicine) vicino ai bancarellari.
«Quella delibera, così com'è, con il M5S non passa. Va ritirata», faceva filtrare il ministro dello Sviluppo economico. E così è stato, anche se il blitz è stato poi raccontato con parole concilianti: «Lo stop lo abbiamo deciso tutti insieme, anche con l'assessore», ha provato a dire Coia. In realtà, dietro le quinte, il disappunto di Di Maio, per l'ennesima grana che arriva dalla Capitale poco prima delle elezioni, era più che evidente. Già da qualche giorno, infatti, il leader grillino aveva chiesto al Campidoglio di ritirare la delibera dopo i segnali di tensione emersi dagli ambulanti (categoria con un discreto pacchetto di voti in mano) e fatti filtrare ai parlamentari romani Max De Toma e Francesco Silvestri nel corso di una cena riservata. Di Maio aveva chiesto lo stop a Virginia Raggi ma la delibera, seppure sospesa, era rimasta in vigore. Così quando Di Maio ha appreso della protesta degli ambulanti, con il traffico paralizzato in buona parte del Centro, è letteralmente sbottato.


LO SCONTRO
«Possibile che dopo aver già detto quale era la linea nessuno da Roma si è degnato di rassicurare le categorie?», è il ragionamento che Di Maio ha consegnato seccato ai suoi. Perciò, dopo un paio d'ore, sul terrazzo con gli ambulanti arrabbiati e il capo dei vigili Antonio Di Maggio è comparso l'assessore Carlo Cafarotti: «Signori, resta tutto com'è: la rotazione è assicurata e se ci sarà una riforma sarà condivisa con voi», le sue parole. Poi si è chiuso in ufficio con Andrea Coia e lo scontro tra i due è stato totale. Secondo il consigliere «le rotazioni degli ambulanti sfuggono ai controlli delle forze dell'ordine. E poi, avete visto le inchieste? Si sviluppa un mercato parallelo e illegale di licenze...». Secondo lui «l'unica criticità sono i tempi stretti con cui l'abbiamo proposta». Ma i cinquestelle non la pensano così: quelle mille e passa famiglie avrebbero potuto fare irruzione oggi durante la festa per la chiusura della campagna elettorale e quindi far perdere voti. I deputati sono nervosi: «Con gli ambulanti si dialoga, noi lo facciamo, il Campidoglio no: la differenza la fanno le persone».

Dall'altra parte, i consiglieri si lamentano: «I parlamentari devono difendere il nostro lavoro». La prova del nove dopo le Europee, al ritorno della sindaca dalla trasferta in Giappone. L'ultima parola, trattandosi di una delibera di iniziativa consiliare, spetta comunque alla maggioranza in aula Giulio Cesare. Saranno disposti a cambiarla? Per ora, assicura Cafarotti alle categoria, non cambia nulla: «Saranno riviste persino le delocalizzazioni già avviate a Tiburtina e Tuscolana». Sul futuro, si prende tempo. D'altronde domenica si vota.

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