ATAC

Atac e l'epidemia nei weekend «Obbligo di referto in ospedale»

Lunedì 3 Giugno 2019 di Lorenzo De Cicco
Atac e l'epidemia nei weekend «Obbligo di referto in ospedale»

Chissà se servirà a curare l'«epidemia del venerdì», vale a dire la bizzarra coincidenza per cui all'Atac ci si ammala di più a ridosso del weekend, con effetti anche sulle corse, che difatti, già dal venerdì sera iniziano a calare del 6% e oltre per via degli acciacchi degli autisti. Certo è che l'azienda, anche per rispettare quanto promesso ai giudici del concordato, ha varato un giro di vite. E sarà meno tollerante con i malanni di cui, come del domani di Lorenzo de' Medici, non v'è certezza.

In una circolare firmata dalla Direzione del Personale e consegnata di recente ai sindacati, la municipalizzata dei trasporti ha dato due sterzate. La prima riguarda proprio i furbi del fine settimana. I quali, spesso, si ripresentano nelle officine con un referto del lunedì mattina, spiegando che «purtroppo» il sabato e la domenica il medico di base non riceve. Ecco allora la contromossa della partecipata: «Per eventi insorti in giorni festivi/prefestivi o per giustificare la continuazione di un evento certificato fino al giorno precedente il festivo, è necessario rivolgersi al medico di continuità assistenziale». Insomma «guardia medica o pronto soccorso». Per questi casi, infatti, rimarca l'Atac «la certificazione rilasciata il giorno successivo non copre l'assenza insorta dal giorno precedente». E quindi non viene pagata ed espone il lavoratore a «valutazioni disciplinari».

I LICENZIATI
L'altra stretta riguarda i certificati medici di carta. Ancora troppo diffusi. E talvolta falsificati ad arte, come quelli dei sette dipendenti messi alla porta l'anno scorso. Alcuni di loro, come ha raccontato il Messaggero, avevano presentato attestati farlocchi perfino sui figli, spacciati per malati e invece in perfetta salute. Tanto che gli stessi pediatri, convocati dagli inquirenti, hanno smentito di avere mai apposto la firma sotto quei documenti.
Evidentemente i licenziamenti non sono bastati. Ecco allora che nella circolare appena diramata si ricorda che «il certificato medico deve essere rilasciato telematicamente all'Inps dal medico curante o dalla struttura sanitaria autorizzata».

Insomma, basta carta. I referti «cartacei sono accettabili solo quando non sia possibile tecnicamente la trasmissione telematica». Un'eccezione, non la regola. In ogni caso, «il dipendente è tenuto a inviare tramite raccomandata entro due giorni l'originale del documento all'azienda e una copia all'Inps». Di modo che possano scattare i controlli degli ispettori del lavoro. E pazienza per chi dal venerdì alla domenica si sente più cagionevole.

Ultimo aggiornamento: 07:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA