ROMA

Roma, molesta la collega in servizio: «Devi venire a letto con me». Arrestato vigile del I gruppo

Venerdì 18 Dicembre 2015 di Paola Vuolo
Molestava sessualmente la collega vigilessa e la perseguitava: «Devi venire a letto con me», le diceva e allungava le mani. Il maresciallo cinquantaquattrenne della polizia di Roma capitale del I gruppo Trevi era diventato un incubo per la donna che per liberarsi di lui aveva chiesto di essere trasferita.

Il maresciallo è stato arrestato dai carabinieri e dai vigili urbani e accusato di violenza sessuale e stalking. Le molestie sessuali del vigile si scoprono nel settembre scorso, quando la collega chiede al comandante del gruppo di volere il trasferimento. Una richiesta che insospettisce il capo, la donna ha paura di parlare, forse teme di non essere creduta, ma alla fine racconta che vuole allontanarsi dalla sede di Trevi perché non ne può più di sopportare le avance sessuali del collega. Della storia viene informato il comandante della polizia municipale Raffaele Clemente, che prepara un'informativa per la Procura e dispone un'inchiesta interna.

LE INDAGINI
Sulla storia indagano anche i carabinieri del nucleo Investigativo di via In Selci e del comando provinciale guidato dal colonnello Giuseppe Donnarumma, il maresciallo viene tenuto d'occhio e si scopre che c'è un precedente, un'altra collega trova il coraggio di confessare ai suoi superiori di essere stata molestata dal collega. Il maresciallo viene trasferito in un'altra sede, il comandante dei vigili ritiene opportuno tutelare la vigilessa, il provvedimento viene impugnato dall'agente della municipale.

LE COLLEGHE
L'indagine riserva molte altre sorprese, i carabinieri scoprono che il maresciallo ha molestato altre sei colleghe, il coraggio della vigilessa di raccontare le persecuzioni a sfondo sessuale del maresciallo ha scatenato una specie di reazione a catena. Altre agenti raccontano al comandante di essere state prese di mira, dicono che l'uomo non le lasciava in pace e le sue richieste erano ogni volta più pressanti. Le vigilesse ammettono di non avere mai parlato per paura.

Per gli investigatori la posizione del maresciallo diventa sempre più compromessa, si scopre anche che in passato era stato coinvolto in una storia di stalking per avere molestato un'impiegata del tribunale.

Ieri mattina carabinieri e due vigilesse notificano al maresciallo l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Per il giudice il maresciallo «ha una condotta molesta- si legge nell'ordinanza - che potrebbe essere reiterata non solo nei confronti delle colleghe, ma anche di private cittadine, attraverso la strumentalizzazione delle sue funzioni di agente della polizia locale». Il sospetto degli inquirenti è che il vigile possa approfittare della divisa e magari promettere a una automobilsta di evitarle una multa in cambio di un approccio sessuale.
IL RICORSO
L'uomo è finito ai domiciliari lo stesso giorno in cui veniva discusso in tribunale il suo ricorso sul trasferimento dalla sede del I gruppo. Il comandante della polizia locale ha voluto che insieme ai carabinieri che gli notificavano l'ordinanza di custodia cautelare ci fossero, non a caso, le colleghe.
  Ultimo aggiornamento: 18:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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