Usura a Roma, regali per la talpa al ministero: orologi e prosciutti per far scarcerare la sorella del boss

Giovedì 5 Luglio 2018 di Adelaide Pierucci
I soldi accumulati con il giro usuraio venivano reinvestiti non solo nell'apertura di cliniche per anziani ma all'occorrenza anche per comprare i favori di funzionari statali, in un caso con orologi di marca, pacchi di prosciutto e mozzarella, la promessa di un gommone. Si è sdoppiata l'inchiesta sulla famiglia di Mario Licenziato, il napoletano trapiantato a San Cesareo ritenuto vicino ai Casamonica e in affari con Pasquale Zaza, nipote di Michele O Pazz, ai vertici della Nuova Famiglia della Camorra, appena arrestato dal Gico della finanza assieme alla sorella Carmela e altri cinque affiliati per aver strozzato commercianti e altri imprenditori con tassi usurai fino a 570 per cento annui.
La procura ha aperto anche un fascicolo per corruzione. Nel registro degli indagati è finito un dipendente del Ministero della giustizia, Paolo Guerra. Dalla lettura delle intercettazioni è emerso che don Mario, nel maggio 2017, si era dato da fare per spuntare gli arresti domiciliari della sorella detenuta. «Paolo vediamo di farla uscire», si raccomandava l'imprenditore in odore di usura e malaffare con il dipendente ministeriale, assistente sociale e per un periodo direttore di un ufficio di esecuzione penale esterna. E' il dipendente che chiama. «Pronto, sono l'assistente sociale Paolo Guerra del ministero della giustizia. Parlo con la signora Manuela Licenziato? Dovrei venire insomma», dice, pensando di parlare con un altro familiare di Carmela Licenziato. Ma alla cornetta c'è Mario Licenziato che si presenta: «Sono il papà, ma è il dottor Guerra di Trastevere?», chiede. Il dipendente si ricorda di lui. Allora il signor Licenziato chiarisce: «Io c'ho le cliniche. Ho aperto cinque cliniche per Roma».

LA PROMESSA DI UN GOMMONE
Il dipendente ministeriale: «Porca miseria, allora sto a posto, cioè un posto ce lo trova». «Ma come no - risponde l'imprenditore - Io c'ho una clinica bellissima ad Artena, a Roma, San Cesareo, Frascati». E continua: «Manuela è direttrice da me, ma il fatto è che deve uscire Carmela... Che guaio... Paolo vediamo di farla uscire». L'assistente sociale almeno a parole non si scompone: «Vabbè. Però voglio dì, lunedì mattina posso venire?». Nei giorni successivi Mario Licenziato ragguaglia i figli Pina e Ciro sull'incontro: «Pinù quella ha avuto una fortuna che questo è amico di tuo padre, quello che comanda tutta la procura di Roma, ha detto: Mario, noi facciamola uscire, poi dopo che è uscita, perché ha problemi grossi e pure c'ha il fatto che è pazza... La fortuna è che ha preso la pratica in mano la persona che è amico mio...». Una informativa degli investigatori, sollecitata dal pm Luca Tescaroli, titolare dell'inchiesta, elenca regali e favori promessi all'impiegato. «Ho preso due Philip Watch a lui e alla moglie, tiè Paolo, tutto contento - dice ai figli Licenziato - Mercoledì si viene a prendere il prosciutto e la mozzarella. Allora dico io lo dobbiamo aiutare? Io sto a disposizione... Però mo' il gommone. Ha detto io ho una casarella in Sardegna, serve un gommoncino». E allora: «Senti Paolo, al limite lunedì martedì mi vieni a prendere, andiamo a Latina, andiamo a prendere il gommone». Al vaglio scatoloni pieni di documenti sequestrati nelle case di una decina di indagati sul fronte usura. La procura ha disposto il sequestro di 200 mila euro trovati in una cassetta di sicurezza riferibile a Licenziato.
  Ultimo aggiornamento: 6 Luglio, 14:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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