ROMA

Roma, 30enne stuprata da branco al Pigneto: due senegalesi condannati a 8 e 9 anni

Martedì 9 Gennaio 2018 di Marco Carta
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Prima la rapina. Poi l'assalto del branco. Una violenza di gruppo nel cuore del Pigneto. Era il marzo 2016 quando una donna di 36 anni italiana venne assalita da cinque uomini. E ieri per due degli stupratori è arrivata la sentenza di primo grado: 9 anni per il 43enne S. B. e un anno di meno per N. S. A., 40enne. Entrambi, di nazionalità senegalese, erano accusati di violenza di gruppo, rapina e lesioni. Non erano soli nella notte del 31 marzo, ma le indagini non hanno permesso di individuare gli altri tre criminali che, dopo aver derubato la giovane donna, hanno abusato con la forza del suo corpo. Stefania (il nome è di fantasia) era tornata dalla Spagna e si era recata al Pigneto, uno dei quartieri della movida romana, forse in cerca di qualche stupefacente da consumare per passare la serata, come è emerso nel corso del dibattimento.

A ridosso dell'isola pedonale, la vittima incrocia il gruppo. I cinque la prendono di mira e iniziano a seguirla. Lei non si accorge di essere pedinata, ma all'improvviso, mentre si trova in un tratto buio di via Prenestina, vicino al parco del Torrione, sente tirarsi per un braccio. «Sono stata fatta cadere a terra su degli scalini - ha raccontato la vittima nel corso del processo, che si è svolto a porte chiuse - poi sono stata assalita da cinque persone. Me li sono trovati addosso». Secondo la ricostruzione del pm Francesca Passaniti, come si legge nel capo d'imputazione, i cinque «assalivano la vittima gettandola in terra e, parzialmente occultati dai bidoni della spazzatura, la trattenevano afferrandola per mani e gambe». La ragazza viene derubata dei suoi averi: circa 700 euro nascosti nel reggiseno e un cellulare.

L'INCUBO
Poi inizia l'incubo. Stefania viene spogliata con la forza e viene palpeggiata nelle parti intime. A salvare la ragazza è un passante, che assiste alla scena e inizia a urlare, facendo fuggire gli stupratori. Quando arrivano i carabinieri del nucleo Radiomobile, i cinque si sono già volatilizzati. Stefania è ancora in terra, ma ha la forza di parlare e insieme ai militari si mette alla ricerca dei suoi aguzzini. Sono scappati a piedi e non possono essere andati lontano. Due di loro vengono individuati la sera stessa e arrestati. Entrambi, nel corso del processo si dichiarano innocenti. Dicono di conoscere la ragazza, perché insieme a lei avrebbero consumato stupefacenti quella stessa sera. Ma giurano di non averla mai sfiorata.

«Si è trattato di uno scambio di persona», spiega Serena Gentili, legale di uno degli imputati, pronto a fare ricorso in appello. I giudici della V sezione penale, però, non credono alla loro versione. E per i due senegalesi ieri è arrivata la condanna. «Una sentenza giusta - commenta l'avvocato Teresa Manente, del centro antiviolenza Differenza Donna a cui si è rivolta la vittima - che ha riconosciuto la gravità della violenza di gruppo subita dalla parte offesa». Mentre gli altri tre membri del branco, svaniti nel buio di quella notte di fine marzo, non sono mai stati scoperti. Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio, 13:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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