Roma, bonus casa anche ai rom clandestini: «Così lì regolarizziamo»

Roma, bonus casa anche ai rom clandestini: «Così lì regolarizziamo»
di Lorenzo De Cicco
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Venerdì 6 Aprile 2018, 07:47 - Ultimo aggiornamento: 10:49

I fondi stanziati dall'Unione europea per l'assistenza ai rom, transitati nelle casse del Campidoglio, potrebbero finire in tasca a stranieri irregolari, senza permesso di soggiorno e perfino senza documenti. È quanto si legge nelle carte del maxi-appalto per la chiusura dei campi nomadi varato dalla giunta di Virginia Raggi, quello che prevede un buono affitto fino a 800 euro per i rom a basso reddito e altri incentivi per aiutare chi abita nelle baracche ad aprire un'impresa. «Il possesso della cittadinanza italiana o del permesso di soggiorno - si legge nel capitolato speciale del bando - non costituiranno criteri selettivi», dal momento che il Comune intende «considerare in maniera inclusiva anche quei residenti nell'insediamento/campo per i quali la mancanza di un documento può aver costituito causa di impedimento nell'accesso al sistema dei servizi».
Insomma, potranno essere «beneficiari» degli assegni comunali anche gli stranieri irregolari. Per esempio chi è arrivato in Italia, senza permesso, dalla Bosnia o dalla Serbia. Confermano da Palazzo Senatorio: «Sì, l'inclusione serve anche a regolarizzare».

SOLDI PUBBLICI
In ballo ci sono 3,8 milioni di euro di finanziamenti di Bruxelles, soldi arrivati nella Capitale attraverso i «programmi operativi nazionali». Raggi ha deciso di impiegare le risorse per smantellare il sistema delle baraccopoli, fatiscente eredità delle vecchie amministrazioni, mettendo in cima alla lista delle chiusure tre insediamenti: il Camping River (420 abitanti), il campo della Barbuta (656 abitanti) e quello della Monachina (115 residenti).

ERRORI E RITARDI

Il River, sulla Tiberina, avrebbe dovuto chiudere a settembre 2017, invece è ancora lì. Gli altri due villaggi, nel cronoprogramma votato dalla giunta grillina, avrebbero dovuto essere smobilitati a fine 2020. Già oggi, invece, sappiamo che la chiusura slitterà almeno al giugno del 2021 - quindi alla fine del mandato del M5S a Palazzo Senatorio, se non oltre... - per colpa di una sfilza di intoppi procedurali. Il maxi-appalto per gestire l'uscita delle famiglie dagli accampamenti, con tanto di incentivi e contributi per l'affitto, dovrebbe essere gestito da organizzazioni esterne. Il Campidoglio, finora, è riuscito a reclutarne una solo per il campo della Barbuta, il lotto della Monachina invece è andato deserto. Non è servita neanche una seconda procedura negoziata, cioè a inviti, lanciata a inizio anno. Nessuna offerta, anche in questo caso. L'Ufficio speciale Rom, a quel punto, ha deciso di provarci per una terza volta, allestendo un'altra trattativa senza gara: la speranza è che stavolta le cose vadano meglio. Ma non ci sono troppe garanzie. La dead-line per presentare un'offerta scade il 16 aprile. Si vedrà.

RIENTRO PAGATO
Al di là degli inciampi nelle procedure, la strategia ha già mostrato evidenti difficoltà nel passaggio dalla teoria alla pratica. Il motivo principale per cui il Camping River non è ancora chiuso è che non si riescono a trovare soluzioni alternative per gli abitanti. Anche chi ha accettato il buono affitto da 800 euro mensili, quasi sempre non riesce a trovare un proprietario di casa disposto ad accoglierlo. Per questo, nel nuovo bando per la Monachina, sono state inserite diverse alternative: dalla casa popolare, allo spostamento in altri comuni, a progetti di rientro assistito nei paesi d'origine. Sempre con l'incentivo del Campidoglio.
 

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