La mamma che uccise i figli a Rebibbia era un corriere della droga

La mamma che uccise i figli a Rebibbia era un corriere della droga
di Marco Carta
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Lunedì 19 Novembre 2018, 08:15

Giovani ragazze in attesa del permesso di soggiorno. Ma anche disperate disposte a tutto pur di raggranellare qualche euro trasportando droga. Come Alice Sebaste, la detenuta tedesca che nello scorso settembre ha ucciso i due figli a Rebibbia. Anche lei, come molte donne provenienti da Benin City, la capitale nigeriana delle vittime di tratta, era finita nelle maglie dei nigeriani del Tibus, l'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti su cui la procura indaga da mesi. La donna era stata sorpresa in macchina mentre trasportava 10 chili di marijuana nascosta tra i pannolini. Con lei c'erano anche due nigeriani che vennero però scagionati.

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«Mi hanno dato un passaggio alla Stazione Tiburtina - disse Alice - Non sapevo della droga». Ripetendo la giustificazione di tutte le ragazze intercettate dalle forze dell'ordine nella zona. La Sebaste, 33 anni, finì in carcere per traffico di stupefacenti proprio in seguito a quell'episodio. E un mese dopo, mentre era a Rebibbia, buttò i due figli piccoli, uno di un anno, l'altro di diciotto mesi, giù dalle scale.
Anche lei, come tante altre, era stata arrestata al Tibus, il terminal degli autobus di fronte alla Stazione Tiburtina. Soldi facili per un lavoro di poche ore. Nel caso di Alice a fare da gancio sarebbe stato il compagno, un nigeriano, il padre dei due bambini. L'uomo l'avrebbe introdotta nel giro dei conoscenti, tra i quali c'erano alcuni spacciatori all'ingrosso che si servivano per i loro traffici del piazzale di fronte allo scalo ferroviario. Ma per la tedesca andò male: i carabinieri della compagnia Parioli la sorpresero in macchina mentre portava la droga al Tibus per poi partire per la Germania. Il destino di altre decine di corrieri. Pagamento della droga, cinquanta euro al chilo. Era lo scorso agosto e di lì a un mese la donna avrebbe perso la testa uccidendo i figli.


IL RECLUTAMENTO
Il reclutamento dell'organizzazione avviene anche all'interno dei centri d'accoglienza. L'importante è che le persone coinvolte non abbiano precedenti. Spesso si tratta di donne giovani. Come la ragazza di 26 anni arrestata lo scorso 11 novembre presso la stazione pullman di Anagnina con 4,3 chili di Marijuana. O la 23enne che due giorni dopo è stata fermata a Largo Preneste. Era stata fatta scendere dall'autobus perché senza biglietto. Poi, nel suo dal suo zaino sono spuntati circa 2,4 chili di marijuana. L'interesse della criminalità nigeriana, storicamente dedita allo spaccio di eroina, per la marijuana, è un fenomeno piuttosto recente. Secondo gli investigatori potrebbe anche essere una conseguenza dell'editto del monarca del Benin, Oba Ewuare II, un'autorità religiosa, che nello scorso marzo ha annullato tutte le maledizioni verso le giovani costrette a prostituirsi senza la possibilità di ribellarsi per la minaccia di riti vodoo. Il provvedimento potrebbe rendere più difficile lo sfruttamento della prostituzione. Così «le organizzazioni criminali nigeriane hanno iniziato a cercare nuove strade per fare soldi», spiegano gli inquirenti.
 

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