Roma, giornalista difende rom ladruncola da un pestaggio in metro: insultata sul web

Venerdì 7 Dicembre 2018
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Alla fine il post l'ha reso visibile solo agli amici, non è più pubblico. Perché l'aria che si respirava sulla sua bacheca facebook era la stessa che l'ha ferita l'altro giorno, in quel vagone della metro dove si è sentita sola come un marziano. Tutti contro la paladina dei rom, quella che ha difeso una ladra da un pestaggio. Un segno di un'esasperazione per i continui furti sui vagoni, che continuano imperterriti e senza punizioni vere.
La storia raccontata di getto dalla giornalista di Rai News 24, Giorgia Rombolà, ha scatenato reazioni anche sui social. Così ha fatto un passo indietro. Resta il ricordo di quanto ha visto e sentito, su un treno della Linea A, intorno alle 14,30 all'altezza della fermata San Giovanni. «Trambusto, urla e il pianto di una bambina. La acciuffano, ne nasce un parapiglia, la strattonano, cade sulla banchina. Ci sono già i vigilantes a immobilizzare la giovane ma a quell'uomo (vittima del tentato furto?) non basta. Vuole punirla, la picchia violentemente, anche in testa». Cerca di strapparla ai vigilantes tirandola per i capelli, tutti assistono impassibili. «La strattona - dice la giornalista - fino a sbatterla contro il muro. La bimba piange, lui la scaraventa a terra». Dal vagone si sente solo lei gridare: «Basta, basta!».

La sua casa è occupata dai romeni, lui dorme in garage. «Pago il mutuo, loro hanno più diritti di me»

I vigilantes riprendono in mano la situazione, ma sul vagone inizia il processo, indice di un'insofferenza che è reale ma rischia di diventare pericolosa. «Vengo circondata, un tizio mi insulta, mi dà della p..., che così quella str... impara». Tutti d'accordo, anche due donne, una è straniera. «Ai piccoli bisogna menargli e ai grandi bruciarli». Un gruppo di ragazzi usciti da scuola e saliti a Manzoni la prendono in giro: «Noi la riempivamo di mazzate». Arrivano urla anche dai vagoni vicini: la gente è esasperata, ce l'ha con le borseggiatrici che terrorizzano quotidianamente i viaggiatori.

L'ESASPERAZIONE
«Viaggio anche io tutti i giorni e capisco l'esasperazione e l'insofferenza della gente, ho cercato di spiegare che non sono per l'impunità ma per il rispetto, soprattutto davanti a una bambina». Silenzio, insulti, nessuno sguardo d'intesa. Uno continua a offendere, minaccia, «forse ci rivedremo». Giorgia Rombolà torna a casa e mentre allunga il passo scoppia a piangere perché un conto è raccontarle certe storie e un conto viverle. Una ferocia vissuta sulla sua pelle, che mostra una Roma forse più cattiva, ma anche un problema che va affrontato una volta per tutte e non solo raccontato a fasi alterne con dossier e reportage sull'impunità delle baby borseggiatrici. Ora il suo post è visibile solo agli amici, perché anche lo sconosciuto mondo social è stato spietato e Giorgia ha calato il sipario sugli estranei.
C.R.
  Ultimo aggiornamento: 11:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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