Americano morto a Roma, la compagna del presunto killer: «Il mio Max non voleva uccidere»

Americano morto a Roma, la compagna del presunto killer: «Il mio Max non voleva uccidere»
di Marco De Risi
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Venerdì 8 Luglio 2016, 10:34

«Si è trattato di una pura casualità. Quel giovane americano è arrivato a notte fonda sulla banchina insanguinato ed era stato rapinato. Ha visto il mio compagno e si è messo paura perchè è un punkabbestia. Non c'è stato il tempo di dare spiegazioni. L'americano ha aggredito Massimo e poi è finita come è finita». Parla Alessia, fisico minuto, provato, con la pelle annerita dalla sporcizia, a piedi scalzi, la compagna di Massimo Galioto, l'uomo in carcere per l'omicidio dello studente americano Beau Solomon gettato nel Tevere nella notte fra il 30 giugno e il primo luglio, ritrovato cadavere qualche giorno dopo. Alessia non ha dubbi: «Non si è trattato di omicidio, Massimo è stato costretto a difendersi». ù

 

La donna, con i suoi cani, continua a stare in una tenda sotto ponte Garibaldi dove viveva con il presunto assassino a pochi metri da dove si è consumata la morte dello studente americano. Ma gli investigatori non credono alla versione fornita da Alessia e dal compagno. In quel tratto di banchina c'è il degrado più assoluto. Clandestini che pescano a pochi metri da ponte Sisto, erbacce ed un odore nauseabondo in un tratto di fiume nel cuore di Roma. La banchina è molto larga, almeno dieci metri e poi ci sono molti rovi. E' probabile che gli investigatori non credano alla versione dell'incidente anche per questo: impossibile gettare un uomo nelle acque del fiume se non si è intenzionati a farlo.
 
PUNKABBESTIA
«Io amo Massimo - continua Alessia - ci siamo conosciuti parecchi anni fa e insieme abbiamo girato l'Italia e Roma facendo la nostra vita. Viviamo qui, sotto il ponte, da circa due anni. Ora ho paura perchè sono minacciata dagli amici del ragazzo morto un anno fa, Federico Carnicci, artista di strada. Mi arrivano minacce di morte sul mio profilo facebook. Ho paura e credo che me ne andrò dal ponte». Alessia parla in perfetto italiano, sembra colta anche se ha scelto di vivere nel mondo dei diseredati e degli sbandati. «Mia madre è un'insegnante, una maestra d'asilo e mio padre fa il ferroviere - prosegue Alessia - ma io da tanto tempo ho deciso di vivere fuori dalle regole, in un mondo diverso». Chiede qualche soldo per sfamare i suoi cani legati con il guinzaglio sotto il ponte. Poi interrompe bruscamente la conversazione. Nel frattempo sono arrivati quattro uomini, anche loro figli di quel tratto di Tevere. Sembrano stranieri, dall'aspetto poco raccomandabile. «Scusami, ora è meglio se te ne vai - dice la donna -. C'è uno fra questi amici che è un pò strano. Mi vuole parlare subito e ha dei modi un pò rozzi, è meglio se vai via».

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