Buche a Roma, mancano i controllori: solo 10 per 800 km di strade

Venerdì 7 Settembre 2018 di Lorenzo De Cicco
Buche a Roma, mancano i controllori: solo 10 per 800 km di strade

Come i piccoli indiani di Agatha Christie, sono rimasti in dieci. Dieci controllori per tenere d'occhio oltre 800 chilometri di strade, la grande viabilità della Capitale disseminata di buche, sporgenze e voragini in successione. In teoria dovrebbero essere loro, appena in dieci, si diceva, a controllare che tutti i lavori appaltati dal Campidoglio siano realizzati a regola d'arte, o che almeno le colate di bitume, per quanto spesso si riducano a rattoppi low cost, sopravvivano il più possibile. Ma con un contingente così striminzito di vigilanti, queste ispezioni si riducono a sporadiche comparse sui cantieri. «Impossibile controllare davvero che tutte le ditte rispettino quanto previsto dai bandi di gara», confidano alcuni funzionari del dipartimento Lavori pubblici di Roma.

Difatti le strade continuano a slabbrarsi come e più di prima. La Procura da anni indaga sulla manutenzione dozzinale delle vie dell'Urbe, un malcostume che si trascina da tempo, tanto che diversi processi, anche negli ultimi mesi, hanno svelato le trame dietro alle pavimentazioni fraudolente, con l'asfalto scadente gettato in strada per risparmiare e le mazzette passate a funzionari compiacenti per chiudere un occhio.

Virginia Raggi conosce il problema. «È evidente che in passato i lavori sono stati realizzati senza rispettare standard minimi di qualità e senza controlli», ha detto pochi giorni fa, dopo un blitz notturno a piazza Lodi, dove il 16 agosto scorso un pezzo di carreggiata è sprofondato, costringendo il Comune a interdire parzialmente la circolazione del traffico. «Le indagini svolte dai tecnici - ha detto la sindaca - hanno rivelato che mancava completamente il sottofondo della strada. L'asfalto era praticamente poggiato sulla terra».

Dopo l'ispezione, il Campidoglio ha dovuto ricostruire la parte sottostante dello slargo, con un fondo di oltre 16 centimetri. Fondo che avrebbe dovuto essere piazzato lì da tempo. L'amministrazione invece ne è venuta a conoscenza solo quando l'asfalto è crollato. Forse, con controlli adeguati, qualcuno avrebbe potuto intuire il pericolo per tempo. «Ma con appena 10 impiegati dell'ufficio Controlli per centinaia di chilometri - spiegano sempre nel palazzone del dipartimento Lavori pubblici - si possono tenere d'occhio solo pochi cantieri. Si procede quasi a caso».

Pensare che fino a qualche anno fa erano oltre 50 i cosiddetti stradini, come venivano chiamati i sorveglianti stradali sguinzagliati dal Comune in tutti i municipi, per assicurarsi che i lavori su vie e piazze della città fossero terminati nei tempi stabiliti e senza strani maneggi. Oggi sono un quinto, anche se le strade da controllare sono grosso modo le stesse.

SORVEGLIANTI PRIVATI
A rendere la vigilanza sui cantieri non proprio indiscutibile, c'è il fatto che le ditte che si occupano di spalmare l'asfalto sono le stesse a cui è delegata la «sorveglianza» delle strade. Insomma, controllato e controllore allo stesso tempo. Di questo cortocircuito logico si era accorto due anni fa l'ex commissario prefettizio Francesco Paolo Tronca, salito sul Colle capitolino dopo la crisi della giunta Marino. Tronca diede mandato agli uffici di predisporre un nuovo bando che finalmente separasse le due funzioni: da una parte che rifa le strade, dall'altra chi le controlla. Ma come spesso accade, quella procedura è rimasta impaludata nel vischio della macchina burocratica capitolina. E nulla è cambiato da allora. Il vecchio progetto, trapela dal Comune, potrebbe ora essere ripescato dall'amministrazione cinquestelle, attraverso i nuovi maxi-appalti triennali che dovrebbero essere sfornati a stretto giro di posta. Sperando che nel frattempo i 10 controllori pubblici non facciano la fine degli indiani di Christie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Lo squillo di Vasco

di Marco Molendini