Il Papa Nero rivela: 10 gesuiti già operativi in Cina come accademici nelle università

Martedì 18 Ottobre 2016 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano Chiamatelo come vi pare: padre, generale, eccellenza, persino familiarmente Arturo ma non “Papa Nero”. Il leader maximo dei gesuiti, il neoeletto Arturo Sosa, 68 anni, venezuelano di origine, ha debuttato stamattina nella sua prima conferenza stampa da Preposito Generale della Compagnia di Gesù. Sorridente, alla mano, ha risposto ad una decina di domande facendo capire che l'ordine fondato da Sant'Ignazio lavorerà duro per rafforzare la presenza dei gesuiti nelle periferie del mondo, nell'ambito accademico, nella ricerca, nell'insegnamento. In Cina, ha rivelato, ci sono già una quindicina di gesuiti che lavorano in alcune università come professori, d'accordo con il governo di Pechino, insegnando economia, inglese, scienze sociali. “Non fanno naturalmente evangelizzazione”. Poi gli è stato chiesto se a lui piace essere chiamato Papa Nero? "A dire il vero non tanto. Noi gesuiti facciamo un altro servizio rispetto al Papa. Siamo persone che vogliono aiutare e lo 
vogliamo fare dalla nostra posizione". 

Come dire che l'obbedienza è totale. Nessuno aspira ad un ruolo magisteriale.

Dal momento che il predecessore di Sosa, Nicolas, si è dimesso a 
80 anni e visto che prima ancora anche padre Arrupe e padre Kolvenbach, erano andati in pensione mandando in soffitta il concetto di incarico a vita del superiore generale, è stato chiesto a padre Sosa se il pensionamento dei 
superiori generali diventerà una regola istituzionalizzata. "La Compagnia di Gesù continua ad eleggere ’a 
vita’ ma naturalmente deve essere una persona capace di governare. Chi ha fatto la rinuncia in vita (penso a padre Arrupe, a Kolvenbach 
e anche a padre Nicolas) lo ha fatto perché era malato o stanco e 
sentiva di non farcela più. Come è accaduto anche a papa Ratzinger. 
Nella Compagnia di Gesù si conserva il generalato a vita, ma 
ovviamente bisogna essere in capacità di governo".

La sfida più grande per i gesuiti è di operare per la riconciliazione nel mondo. Eletto venerdi’ scorso 30esimo 
successore di Sant’Ignazio di Loyola, padre Sosa ha le idee 
molto chiare e una grande capacita’ comunicativa. "Tutti in 
diversi modi sentiamo che c’e’ una ferita profonda 
che divide anche le persone di uno stesso popolo: in Venezuela 
e ancora di piu’ in Siria e dove si combattono le tante guerre 
che non sono presenti sui media. Una riconciliazione tra gli 
uomini che sia anche riconciliazione con il Creato: siamo cosi’ 
feriti che possiamo mettere in pericolo il mondo". 
In primo piano ci saranno sempre i poveri, i migranti, gli emarginati. Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre, 17:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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