Gli italiani bocciano lo ius soli. Euromedia: il 53,1% è contrario

Giovedì 13 Luglio 2017 di Antonio Calitri
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La maggioranza degli italiani è contraria all’approvazione della legge sullo ius soli, almeno in questo momento storico. La riforma al centro del dibattito politico sulla concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati regolari nati in Italia, non solo non è tra le priorità dei cittadini, ma più la politica la mette in testa all’agenda, più perde consenso. Con il risultato che se nell’ottobre 2016 i favorevoli al riconoscimento del principio erano la maggioranza, anche se di poco - esattamente il 41% rispetto al 39% dei contrari - oggi la situazione non solo si è capovolta ma si è allargata la distanza tra le parti con il 53,1% contrario e solo il 32,3% favorevoli. Questi i dati della rilevazione di Euromedia Research eseguita su un campione di 1.000 italiani dove risulta anche che è cresciuta la consapevolezza sull’argomento con il 58,7% del paese che si dichiara informato sullo ius soli contro il 33,7% che dice di saperne poco o nulla.

FATTORE TEMPO
L’aumento della conoscenza, insieme alla crescita della contrarietà alla sua approvazione diventa così un rifiuto consapevole. Di conseguenza, la legge in discussione risulta sicuramente sbagliata nella sua tempistica non solo perché gli italiani in questo momento hanno necessità più concrete che vorrebbero veder realizzate, soprattutto nel campo dell’economia ma perché, nel combinato con l’esplosione degli sbarchi, si trasforma anche nella percezione di un invito a venire. Se poi, come ha spiegato ieri Carlo Nordio sul Messaggero, «una risposta non c’è, se non nello stato di necessità che ogni tanto fa capolino nel centrosinistra per ritrovare compattezza attraverso lo sventolamento di certe bandiere» anche qui il risultato che si sta ottenendo è l’esatto contrario del proposito. Se è vero infatti che il 51,7% degli elettori del Pd è favorevole, ben il 38,9% è contrario con un partito spaccato a metà sulla questione.

«L’anno scorso», spiega Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, «nel Pd, seppur con la sinistra dentro che ora non c’è più, i favorevoli allo ius soli erano il 70% e quindi l’argomento sta diventando divisivo. Questi elettori che risultano tra i più informati sull’argomento, pur essendo favorevoli, non capiscono l’urgenza e per questo si crea una spaccatura forte e importante». Anche nelle formazioni a sinistra del Pd che insieme ai dem restano le uniche che superano il 50% dei favorevoli, la tendenza è al ribasso e «sono passate dal 63 al 58%», continua Ghisleri. Che mette in risalto un’altra dinamica che invece sta avvenendo nel centrodestra: «Sse gli elettori di Lega e FdI sono stati sempre in maggioranza contrari allo ius soli, ora sono quelli di Forza Italia che si compattano contro. Nell’ottobre 2016 era contrario il 51,3%, oggi sono diventati il 71,1%». 

E’ cambiata la sensibilità degli italiani sull’argomento o sono sbagliate le scelte e i tempi della politica? «Fino all’anno scorso», illustra Ghisleri «il trend su questo argomento era l’esatto contrario, man mano che se ne parlato e soprattutto con l’associazione e i tempi che si sono sovrapposti alle grandi argomentazioni sugli sbarchi e sull’integrazione, portare avanti il discorso dello ius soli non ha aiutato. La gente grazie a questa discussione si ritiene in larga maggioranza informata sull’argomento, con delle punte di informazione massima in quei partiti che sono i grandi sostenitori dello ius soli, dal Pd e tutto ciò che è alla sinistra del Pd oltre a quelli di FdI e a maggior ragione tutti votano negativo. Anche tra gli elettori del Pd e centrosinistra che una buona consistenza di persone che sono contrarie». 

NON C’ENTRA IL RAZZISMO
Non si tratta però di razzismo come pure è stato ventilato contro i partiti che osteggiano lo ius soli, perché se è vero che solo il 22,9% vorrebbe che questo governo lo approvasse, il 42,9% non lo esclude ma ritiene che sia meglio che venga realizzato dal governo che si formerà dopo le prossime elezioni. E tra le argomentazioni di chi preferisce il rinvio, conclude Ghisleri, «la principale è legata al fatto che ritengono che sono argomenti che mettono al centro altri problemi rispetto a quelli che sono i problemi della quotidianità dei cittadini». 

Ultimo aggiornamento: 14 Luglio, 11:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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