Liliana Segre senatrice a vita: Mattarella nomina la testimone-simbolo dei lager

Venerdì 19 Gennaio 2018
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Un testimone diretto dell'Olocausto è il primo senatore a vita nominato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Così l'88enne Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz insieme ad altri 25 bambini italiani su 776 deportati, entra a Palazzo Madama «per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale», per aver fatto della sua immensa ferita una occasione di pace. Diventa il sesto senatore a vita proprio nell'anno in cui ricorre l'80esimo anniversario delle leggi razziali.

Un segnale chiaro da parte del Colle, si ragiona in ambienti parlamentari, sulla assoluta impossibilità di negoziare valori fondanti come la lotta all'antisemitismo, l'antirazzismo e l'antifascismo, contro la violenza e il negazionismo. «Da senatrice ci indicherà il valore della memoria» rimarca il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. E sono in molti a dire che il Capo dello Stato ha interpretato con questa scelta il sentimento della Nazione. «Un fulmine a ciel sereno» la telefonata di Mattarella che annunciava la nomina, racconta Liliana Segre: «mi ha colto completamente di sorpresa». Parla di un «onore» e una «responsabilità». Ammette di non aver «mai fatto politica attiva», rivela di essere «una persona comune, una nonna» e comunica di sentirsi un «araldo», «una persona che racconta ciò di cui è stata testimone».

Chiarisce subito quale sarà il suo impegno in Senato, che poi è quello che persegue da una vita: «tramandare la memoria», «in linea con i valori della nostra Costituzione», portare «voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell'oblio. Le voci di quelle migliaia di italiani, - spiega - appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l'umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano; che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini di serie A». Un paletto però lo mette subito: non rinuncerà a raccontare ai giovani l'orrore della Shoah. «L'ho sempre fatto, non dimenticando e non perdonando, ma senza odio e spirito di vendetta. Sono una donna di pace, una donna libera: la prima libertà è quella dall'odio». Gioia per questa nomina a sorpresa dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni: è «un segno molto importante» avere «un testimone in Parlamento».

Commossa la presidente Ucei Noemi Di Segni, a nome di tutte le comunità ebraiche esprime preoccupazione per il rischio che «l'oblio diventi legge oltre che fenomeno sociale». Per Matteo Renzi è «una bellissima notizia», Pietro Grasso è «onorato di dare il benvenuto, ancora nella veste di Presidente del Senato»; la Presidente della Camera Laura Boldrini si inchina a Segre «donna forte, coraggiosa, sopravvissuta all'orrore». «Un esempio», per Mara Carfagna, FI. Un «Doveroso tributo alla memoria in un momento in cui l'Italia e l'Europa sono attraversate da pulsioni particolaristiche e da chiusure», chiosa Sant'Egidio.

Segre venne liberata il primo maggio 1945 dal campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück. Dei 776 bambini italiani deportati ad Auschwitz, è tra i soli 25 sopravvissuti. Della sua esperienza, per molto tempo, Liliana non ha mai voluto parlare pubblicamente. Ha deciso di interrompere questo silenzio nei primi anni '90 e da allora si è resa disponibile a partecipare a decine e decine di assemblee scolastiche e convegni di ogni tipo per raccontare ai giovani la propria storia anche a nome dei milioni di altri che l'hanno con lei condivisa e che non sono mai stati in grado di comunicarla. Nel 2004, Carlo Azeglio Ciampi l'ha nominata commendatore della Repubblica proprio per questa sua attività di insegnamento della memoria.

Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio, 21:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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