La corsa per le Politiche è solo all'inizio, resa dei conti con la destra e il Carroccio

Venerdì 29 Aprile 2016 di Marco Conti
ROMA - La conta tutta interna al centrodestra, in vista delle elezioni politiche del 2018, è cominciata e passa per il risultato di Roma. Obiettivo di Silvio Berlusconi è di piazzare Alfio Marchini sopra Giorgia Meloni e comunque evitare che la leader dei Fratelli d'Italia arrivi al ballottaggio. In gioco c'è la leadership del centrodestra o di quella che fu e che l'accoppiata Meloni-Salvini mettono in discussione.

GAFFE
Di nemici il Cavaliere in questi giorni ne conta molti, interni ed esterni a Forza Italia. Le gocce che hanno fatto traboccare il vaso, e che avrebbero convinto il Cavaliere ad abbandonare Bertolaso per convergere su Marchini, sono state le accuse rivolte dal duo Salvini-Meloni a Berlusconi di voler aiutare il candidato di Renzi a Roma, Roberto Giachetti, per tutelare meglio Mediaset o per fare chissà quali affari sui quali - sembrano auspicare - potrebbe intervenire qualche procura. Attacchi ripetuti con scambi di accuse al limite dell'insulto che hanno coinvolto anche Francesca Pascale, compagna del Cavaliere, e tutto il cerchio più stretto di collaboratori dell'ex presidente del Consiglio.

Il ritiro di Bertolaso - che di gaffe nella sua breve campagna elettorale ne ha collezionate molte - è avvenuto dopo una convulsa serie di telefonate che ieri hanno coinvolto l'ormai ex candidato di FI e Marchini che di prima mattina ha varcato il portone di palazzo Grazioli per ricevere l'investitura che poche ore dopo lo stesso Cavaliere ha comunicato ad una serie di big del partito giunti in via del Plebiscito. Tra loro il Cavaliere conta altri nemici con i quali promette di regolare i conti a tempo debito. Su tutti Giovanni Toti, attuale presidente della regione Liguria, ”colpevole” secondo il Cavaliere di sostenere quel meccanismo delle primarie che, in vista delle politiche del 2018, rischiano di marginalizzarlo anche dalla composizione dell'eventuale listone che l'Italicum impone. Nella resistenza di alcuni big del Nord alla rottura con la Lega e con Fratelli d'Italia, il Cavaliere legge il timore di molti esponenti del suo partito di dover rompere l'accordo stretto con i due partiti alleati attraverso il quale spartirsi i posti da capolista che con l'Italicum sono gli unici che portano sicuramente in Parlamento. Berlusconi non sembra attratto dalle sirene centriste e nella sua testa c'è solo l'alleanza di centrodestra. Giudica il governo Renzi prossimo ad avere «grandi difficoltà», ma - come dimostra anche la vicenda romana - non ha nessuna intenzione di cedere il passo. E' ben consapevole delle difficoltà del suo partito - che attribuisce in buona parte alla legge Severino - ma è pronto a ripetere la corsa solitaria del 1996 qualora Salvini e Meloni dovessero spingersi ancora più a destra perseguendo l'obiettivo del definitivo pensionamento dell'uomo di Arcore che invece dalla politica intende uscire solo per volontà del Padreterno. Resta il fatto che nella scelta di Marchini Berlusconi ha dato stavolta ragione all'ala centro-meridionale del partito che - non avendo al Sud il problema-Lega - non teme una corsa in solitaria di FI anche nel 2018. «Meglio pochi ma buoni. Che se ne fa il Dottore di decine di parlamentari pronti a tradirlo appena eletti?», sostiene uno dei più stretti collaboratori del Cavaliere. D'altra parte quando qualcuno prova a mettere in discussione la sua leadership, Berlusconi reagisce sempre allo stesso modo mettendo in fila i suoi nemici ed eliminandoli, senza fretta, uno ad uno. Puntare su Marchini permette al Cavaliere di dividere le responsabilità elettorali con i big romani del partito (Tajani, Gasparri, Giro) molto preoccupati delle performance di Bertolaso e di confondere le percentuali finali. Lo scontro è solo all'inizio e, come dice Francesco Storace, nemmeno il mago Otelma può dire come finirà.

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Fare il vento è un modo di dire per dire che non si paga al ristorante

di Mauro Evangelisti