Intervista all'avvocato di Grillo su Virginia: «Se condannata, via il simbolo»

Sabato 24 Giugno 2017 di Simone Canettieri
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«Non lo dico io: lo dice il codice etico del M5S. Con la condanna in primo grado o con il patteggiamento saremo costretti a togliere il simbolo alla sindaca Virginia Raggi». Andrea Ciannavei è l’avvocato di Beppe Grillo. Anzi, per essere precisi, difende in giro per i tribunali italiani il M5S inteso come brand elettorale. Una guerra continua di ricorsi. La sua ultima battaglia è stata quella di Genova per la vicenda della candidata (scomunicata via blog) Marika Cassimatis. Ciannavei dice non di pensarci nemmeno, per il momento, alla possibilità di strappare le Cinque Stelle dalla fascia della sindaca Raggi. Sarebbe l’inizio della fine: lei automaticamente dovrebbe dimettersi, come prevedono le regole del gioco. E’ tutto molto prematuro, confida con consumata calma da chi conosce codice e aule, l’avvocato di Grillo. Sarà anche così. Anche se l’altro giorno, Ciannavei in piena bufera sul Campidoglio è stato visto entrare in una stanza del Senato con Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, i due commissari politici del Comune di Roma.

Avvocato, avete parlato anche di possibili sviluppi giudiziari in Campidoglio?
«La riunione di giovedì non aveva nulla a che vedere con la vicenda Raggi. All’ordine del giorno c’erano il programma giustizia e altre cose da fare, procedimenti ordinari da portare avanti».

Sicuro che non avete discusso di contromosse politiche in caso di scenari complicati per la sindaca? 
«E’ chiaro che quando si sta riuniti in una stanza alla fine si parla di tutto, Roma compresa».

Lei è il custode del marchio M5S. 
«Beh, questo forse per i giornalisti. Io sono un avvocato».

Piccolo ripasso. In caso di condanna per la sindaca Raggi sarete costretti a toglierle il simbolo?
«In questo momento non è assolutamente nei nostri pensieri, non ci pensiamo neanche a un’ipotesi del genere, perché non è all’orizzonte».

La sindaca rischia il rinvio a giudizio.
«Il rinvio a giudizio non determina alcunché, il codice etico parla chiaro, è la condanna in primo grado a far scattare altro. A quel punto...».

A quel punto?
«Si toglie il simbolo. Ma è un’ipotesi a cui non vogliamo pensare e non ci sono motivi per pensarci. Sul rinvio a giudizio il codice etico è molto chiaro: può rimanere. Al contrario, per la condanna in primo grado si procede con fermezza».

Ci saranno eccezioni o strappi alle vostre regole? 
«No, il nostro è un meccanismo molto più rigido rispetto a quello degli altri partiti che non si sono dotati di questi accorgimenti».

Però avete cambiato il codice etico lo scorso dicembre subito dopo l’inchiesta sul Campidoglio. Uno strano tempismo: perché?
«E’ vero: prima bastava un semplice avviso di garanzia, adesso il nostro regolamento è molto più garantista e prevede la condanna in primo grado. Se anche gli altri partiti seguissero il nostro esempio ci sarebbe un parlamento più pulito».

Visto che cura gli interessi e la reputazione del M5S inteso come partito, le inchieste e le intercettazioni di questi ultimi tempi vi danneggiano?
«Le intercettazioni? Non le ho nemmeno viste. Sono un civilista, non posso fare valutazioni politiche».

Qual è la strategia del M5S?
«Adesso ci sarà, anzi vedremo se ci sarà il rinvio a giudizio. I miei colleghi vedranno tutti gli atti».

La tolleranza zero comprende anche il patteggiamento?
«Certo, esiste un codice etico e un codice etico verrà seguito. Al momento siamo tranquilli e fiduciosi nell’operato della magistratura e della sindaca Raggi».

Beppe Grillo è sereno?
«Grillo è fiducioso». Ultimo aggiornamento: 12:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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