DONALD TRUMP

Primarie Usa, Clinton e Trump senza rivali. Rubio si ritira

Mercoledì 16 Marzo 2016 di Anna Guaita

CLEVELAND (Ohio) – Vincitori e vinti: sono stati Hillary Clinton e Donald Trump a vincere nettamente, ed è stato Marco Rubio a essere sconfitto. Ieri si sono tenute primarie in Florida, Illinois, Ohio, Carolina del Nord, Missouri. Sia Trump che Hillary si sono aggiudicati quattro Stati ciascuno. Per i repubblicani i primi tre erano del tipo “chi-vince-piglia-tutto”. Di questi, Donald Trump si è aggiudicato i primi due, la Florida e l’Illinois, mentre l’Ohio è andato a John Kasich.

Sudato ma sorridente Kasich ha gridato dal podio ai suoi elettori: «Grazie dal fondo del cuore. Non vi deluderò. Vi prometto che riunirò il partito, prenderemo la nomination e a novembre sconfiggeremo Hillary Clinton». Il 63enne governatore ha incassato così la sua prima vera netta vittoria, nel proprio Stato, e di colpo è diventato il favorito dell’establishment. Il miliardario newyorchese ha però vinto anche nel Missouri e nella Carolina, che distribuivano i delegati su base proporzionale: qui è stato il senatore Ted Cruz a rallentargli la strada, con un secondo posto molto ravvicinato. In casa democratica vittoria spettacolare per Hillary Clinton, che ha sbaragliato il senatore Bernie Sanders in Florida, Ohio, Carolina del nord, Illinois, ma non è riuscita a sconfiggerlo anche nel Missouri.

La tornata elettorale di ieri segna così vari punti fermi: per i repubblicani la bruciante sconfitta in Florida spinge il 44enne senatore di origini cubane Marco Rubio a gettare la spugna. E’ la fine di un sogno, umano e commovente, evaporato per evidenti errori tattici: Rubio piaceva fino a che aveva un volto e un comportamento civile, ma quando ha cominciato ad attaccare Trump adottandone i toni malevoli e sguaiati, la sua popolarità è andata a fondo. Trump dal canto suo continua a vincere, ma rischia di non ottenere i 1237 delegati per conquistare la nomination. Il senatore Cruz e il governatore Kasich si piazzano l’uno alla sua destra, l’altro alla sua sinistra come possibili alternative nel caso si dovesse arrivare a negoziare la nomination alla Convention del 18 luglio qui a Cleveland. Lui, Trump, finge di non aver nessuna preoccupazione e come al solito tiene una conferenza stampa fiume, fitta di aggettivi iperbolici: “Tutto ciò è assolutamente meraviglioso, stupendo! Andremo avanti, continueremo a vincere! Stiamo facendo un lavoro fantastico!” Per i democratici, Hillary Clinton era sicura di vincere nella Florida e nella Carolina, ma temeva una sconfitta nell’Ohio dopo quella subita una settimana fa nello Stato gemello del Michigan.

Là l’aveva danneggiata l’attacco di Sanders contro i trattati commerciali, firmati da Bill Clinton negli anni Novanta e da lei condivisi, ma giudicati responsabili della chiusura dell’industria pesante e della perdita di migliaia di posti di lavoro. Ma nell’Ohio i posti di lavoro stanno ritornando, l’economia non va male e l’attacco di Sanders che aveva avuto funzionato nel Michigan non ha sfondato. Hillary ha vinto bene, e quando ha parlato, con la voce roca dopo una maratona di comizi, le si leggeva il sollievo in faccia: «Faccio le mie congratulazioni al senatore Sanders per la sua vigorosa campagna – ha esordito (e forse c’era una punta di ironia in quel “vigorosa”) -. Ma voi avete votato nella convinzione che il prossimo presidente debba cominciare il suo primo giorno di lavoro sapendo di poter fare tre cose essenziali: migliorare la condizione di vita di tutti i cittadini, tenerli sicuri contro ogni pericolo e riunire il Pase così diviso. E io so di poter fare tutto ciò. E vi prometto che lavorerò perché il nostro domani sia migliore del nostro ieri».

Solo in tarda nottata è arrivata per Hillary la conferma della vittoria anche in Illinois ma con un piccolissimo scarto. Nel suo Stato natale, nello Stato che Obama ha rappresentato al Senato, dove in teoria doveva vincere con grandissimi scarti, Hillary ha rischiato di pagare il fatto di essere stata appoggiata a spada tratta dal sindaco di Chicago Rahm Emanuel, già braccio destro di Obama ma diventato qui molto impopolare dopo lo scandalo, insabbiato per motivi elettorali, di un poliziotto che aveva ucciso un giovane di colore.

Ultimo aggiornamento: 17 Marzo, 13:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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