Libia, base al confine Niger-Ciad con agenti e militari italiani

Mercoledì 27 Giugno 2018 di Cristiana Mangani
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È il primo atto concreto dopo il viaggio del ministro Matteo Salvini a Tripoli: una missione a Ghat, nel Fezzan libico, per rafforzare i presidi di frontiera. Partirà domani e sarà coordinata dal direttore del Dipartimento centrale dell’Immigrazione, Massimo Bontempi. L’operazione coinvolge la Polizia di frontiera, i militari del Coi dello Stato maggiore della Difesa (Comando operativo interforze), e il Genio dell’Esercito. Rientra in un progetto del Viminale, finanziato dall’Europa, già avviato dal precedente ministro Marco Minniti, ma che non aveva avuto seguito per questioni di sicurezza, e anche per gli ostacoli a livello territoriale, dove la gestione è affidata a “guardiani” del deserto.

LA RICOGNIZIONE
Il gruppo di esperti avrà il compito di effettuare un sopralluogo in quelle zone determinanti per il traffico di esseri umani, guidate da tribù che non sono in contrasto con il governo di Fayez al Serraj, sebbene non lo seguano, ma che sembrano anche distanti dal generale della Cirenaica, Khalifa Haftar. La ricognizione servirà a valutare la logistica dei luoghi e la possibilità di recuperare dei presidi di frontiera che serviranno per gestire il passaggio migratorio. Inoltre militari dei gruppi speciali e polizia porranno le basi per la realizzazione di campi dove addestrare le guardie di frontiera. Un passaggio importante nella collaborazione tra Roma e Tripoli, che potrà essere anche propedeutico per la costruzione di eventuali centri di accoglienza e identificazione nei territori vicini di Niger e Ciad. In quel Niger dove la missione militare approvata dal governo Gentiloni ha trovato grossi ostacoli, per via di una contrapposizione forte della Francia che è su quel territorio non tanto per combattere il terrorismo, quanto per difendere i propri interessi che sono fatti di miniere di uranio, fondamentali per il fabbisogno energetico francese, per l’80 per cento soddisfatto da centrali nucleari.

L’Italia riapre il fronte nigerino sul piano diplomatico, e anche su quello economico, perché la missione a Ghat che è comunque in Libia, sebbene al confine, è finanziata dall’Europa. Ancora dalla Ue dovrebbe arrivare il denaro che Palazzo Chigi chiede per l’Africa e che potrebbe sbloccare la situazione. Soprattutto dopo l’incontro avvenuto tra il premier Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica nigerino Mahamadou Issoufou, il 19 giugno, durante la conferenza del Programma alimentare mondiale. In quella occasione il capo del governo di Niamey avrebbe mostrato segni di apertura anche rispetto alla missione militare. E lo avrebbe, in qualche modo, confermato, il ministro delle Difesa Elisabetta Trenta. «Il governo del Niger inizialmente ha espresso una richiesta per la presenza italiana – ha spiegato a Maria Latella, durante un’intervista su Sky – poi c’è stato come un ripensamento. In questo momento stiamo attendendo che il governo nigerino confermi la richiesta degli italiani. Credo che la nostra presenza in quell’area sia molto importante per quello che è il controllo dell’immigrazione».

L’INTESA
Nel frattempo, anche la Commissione europea si sta muovendo per creare degli accordi con Marocco, Tunisia e Niger, dove sono già presenti apparati di Unhcr (Alto Commissariato Onu per i rifugiati) e Oim (Organizzaione internazionale per le migrazioni), sul modello dell’accordo Ue-Turchia. E in questa ottica si inserisce la visita ufficiale che il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, farà in Niger dal 16 al 18 luglio. Una missione che - è scritto nella nota della presidenza - punterà su tre aspetti: sicurezza e stabilità, migrazione e investimenti necessari.
Tutto questo mentre Salvini ha in programma di incontrare l’inviato Onu in Libia, Ghassan Salame, e i ministri Difesa ed Esteri, Trenta e Moavero Milanesi, di recarsi anche loro a Tripoli per visite ufficiali.
 
Ultimo aggiornamento: 10:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA