Gran Bretagna, conservatori ancora in calo: ipotesi parlamento senza maggioranza

Lunedì 5 Giugno 2017
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Tory ancora giù secondo l'ultima stima sulla possibile attribuzione dei seggi dopo il voto britannico di giovedì 8. L'istituto YouGov assegna infatti al partito di Theresa May 305 seggi, 25 in meno dei 330 attuali, sotto la soglia della maggioranza assoluta e in calo rispetto anche ai 310 d'una rilevazione di pochi giorni fa che aveva avanzato l'ipotesi dell' 'hung Parliament', un parlamento senza maggioranza. Il vantaggio conservatore sul Labour di Jeremy Corbyn resta invece più netto per altri istituti.

YouGov pronostica in ulteriore recupero i laburisti, indicando a quota 268, dieci in più della stima precedente, il bottino di deputati che il partito di Corbyn potrebbe avere nella prossima Camera dei Comuni. Sul lato opposto delle previsioni demoscopiche, spicca il sondaggio di Icm per il Guardian, il quale pure accredita il Labour in rimonta, ma molto più lentamente e comunque - in termini di percentuale nazionale dei consensi - tuttora 11 punti sotto i Tories (34% contro 45). Mentre la media complessiva di tutti i sondaggi condotti nel Regno dà ora il Partito Conservatore della May al 44% e quello Laburista al 37, con uno scarto di 7 punti: più che dimezzato rispetto alle medie dell'inizio della campagna elettorale.

Riprende intanto a pieno regime la campagna elettorale dopo l'attacco di Londra e in primo piano c'è lo scontro sui tagli alla polizia portati avanti da May, prima come ministro degli Interni e poi come premier. È stata criticata da più parti per il fatto che le forze dell'ordine si sono viste negli anni ridurre l'organico, necessario anche per contrastare la minaccia terroristica. Primi fra tutti gli esponenti del Labour, a partire dal leader Jeremy Corbyn, ai quali si sono aggiunte le voci di una serie di esperti alla sicurezza: tutti concordano nel criticare la riduzione di 20 mila agenti in nome dell'austerità portata avanti dai governi conservatori per contenere la spesa pubblica. In particolare la polemica si è concentrata sullo scarso numero di agenti armati nelle strade rispetto alle necessità in un momento di crescente emergenza dopo la serie di attacchi che hanno colpito il Regno.

La Metropolitan Police «è ben finanziata» e ha «un antiterrorismo molto forte», si è difesa May. «Noi abbiamo protetto i bilanci delle forze antiterrorismo - ha detto la premier - abbiamo anche fornito fondi per aumentare il numero degli agenti armati e dal 2015 abbiamo protetto in generale i bilanci delle forze di polizia». «Questo - ha aggiunto con attacco elettorale all'avversario - nonostante il partito laburista di Jeremy Corbyn nella Camera dei Comuni suggerisse la necessità di tagliare questi bilanci».

Nelle elezioni dell'8 giugno bisogna «scegliere una leadership e una squadra che garantisca la sicurezza» e le capacità necessarie per «negoziare la Brexit», ha detto ancora la premier britannica, sottolineando che la nuova leadership del Paese «dovrà fare scelte coraggiose, dovrà essere chiara, forte e dovrà fare quello che va fatto» per il futuro del Regno Unito.

Corbyn ha chiesto invece le dimission di May per i tagli alle forze di polizia. In un'intervista con Itv il candidato laburista ha detto che la premier dovrebbe dimettersi come «stanno chiedendo molte persone responsabili che sono preoccupate per il fatto che lei era al ministero dell'Interno quando sono stati decisi i tagli del numero degli agenti». «Ora lei dice che abbiamo un problema - ha concluso il leader del Labour - si abbiamo un problema, non avremmo mai dovuto avere quei tagli alle forze di polizia».




  Ultimo aggiornamento: 6 Giugno, 16:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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