Gb, va a un concerto e si rovina l'udito: dopo tre mesi di sofferenza si toglie la vita

Domenica 15 Ottobre 2017 di Federica Macagnone
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Una vita distrutta in soli tre mesi: improvvisamente, dopo una serata al pub ad ascoltare musica, strani ronzii nell'orecchio, suoni che sentiva solo lui, allucinazioni acustiche che non lo abbandonavano mai. È cominciato così il calvario di Glen Mitchell, ex vigile del fuoco in pensione, che dall'oggi al domani è stato colpito da acufeni che da quella serata non lo hanno mai più abbandonato, tormentandolo giorno e notte e provocandogli spesso dolori insopportabili che ha tentato inutilmente di curare con farmaci che potevano solo alleviare la sua sofferenza.

Una doccia gelata nella vita di un uomo che tutti descrivono come vitale, gioioso e divertente e che, in poche settimane, si era ridotto a una larva: con gli acufeni aveva sviluppato anche una iperacusia in virtù della quale ogni più piccolo rumore, anche quello del respiro della moglie nel sonno, gli provocava dolore. Ecco perché, di notte, sempre più spesso faceva lunghe passeggiate tentando di affaticarsi il più possibile e crollare esausto in un sonno che lo strappasse a quell'incubo. Una sofferenza tale da compromettere la sua salute mentale e spingerlo a tentare di suicidarsi per due volte: la prima volta è stato salvato dall'intervento della moglie Linda, la seconda, invece, il suo tentativo è andato a segno. Glen se n'è andato così, ucciso dagli acufeni.

Per la prima volta dopo quattro anni Linda Mitchell, 45enne di Duston, nel Northampton in Inghilterra, ha parlato pubblicamente della sua tragedia, dopo aver aderito alla campagna "Share Your Sound" promossa dalle Associazioni britanniche dell'acufene (BTA), accusando il sistema sanitario di sottovalutare il problema degli acufeni e di non fornire quelle terapie adeguate che avrebbero potuto salvare il marito. «Io e Glen abbiamo avuto una vita felice, siamo stati sposati per dieci anni, ma eravamo insieme da 22. Era un uomo gioioso, sano, divertente e amorevole, lavorava molto ed era in piena forma. Tutto è crollato così rapidamente che è difficile comprendere cosa sia successo».

Tutto è iniziato quando andarono al pub a sentire una band che suonava musica assordante. «Quando siamo usciti sono cominciati i ronzii e i dolori che da quel momento non lo hanno più abbandonato e lo hanno portato all'esaurimento: tutto ciò, abbinato all'ansia provocata dal pensiero che gli acufeni non sarebbero mai spariti, hanno provocato un rapido declino della sua salute mentale. Quando siamo andati dal nostro medico siamo stati liquidati velocemente senza ottenere alcun sostegno o consiglio su come curare l'acufene e l'ansia. Tutti sembravano disinteressati alla questione e l'unica cosa che ci siamo sentiti dire anche da altri dottori è che bisognava adattarsi, andare avanti e cercare di convivere con questa condizione: ci siamo sentiti molto soli. Voglio che la gente e il sistema sanitario capiscano l'entità del problema, perché gli acufeni possono rivelarsi devastanti sia fisicamente che mentalmente. Sono furibonda per il modo in cui il caso di Glen è stato affrontato, non abbiamo ottenuto il sostegno necessario. Il fatto che un uomo come lui, pieno di vita, sia potuto arrivare a quel punto in modo così rapido è devastante. Per questo mi sono impegnata nel sostenere l'attività dei medici nel campo degli acufeni per tentare di migliorare le cure nei confronti dei pazienti». Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre, 13:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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