Gb, uccise il figlio di 2 anni con il metadone: 34enne trovata morta dopo un'overdose

Domenica 15 Ottobre 2017 di Federica Macagnone
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L'hanno trovata morta per overdose. E nessuno ha versato fiumi di lacrime per lei. Kelly Emery, 34enne di Birmingham, ha smesso di far soffrire tutti coloro che le stavano intorno e che capirono a quale livello di tossicodipendenza fosse arrivata solo quattro anni fa, quando uccise suo figlio di due anni riempendolo di metadone per farlo stare tranquillo e potersi drogare in santa pace. Una mostruosità che nessuno le ha mai perdonato, compresa la suocera, la 54enne Lynn Wheeldon, che pure, conoscendo i suoi problemi con la droga, aveva tentato di aiutarla in ogni modo occupandosi del nipotino ogni volta che poteva per concederle un po' di riposo e di tranquillità. «Era un mostro, non era una madre: non verserò neanche una lacrima per lei» dice oggi Lynn. E una sua compagna di cella ai tempi della prigione commenta: «Non sono triste per la sua morte. Sono contenta. Se n'è andata all'inferno».

Era il 1° luglio 2013 quando Kelly, in un soprassalto di lucidità, si accorse che suo figlio Fenton Hogan accusava gravi segni di malessere. Chiamò i soccorsi medici, ma il bimbo era già in arresto cardiaco e la corsa in ospedale si rivelò inutile. Interrogata dalla polizia, negò qualunque responsabilità, dicendo che il piccolo aveva trovato casualmente in casa il metadone che lo avrebbe ucciso e lo aveva ingerito. Alla polizia bastò poco per capire che stava mentendo: in realtà era stata lei a somministrargli una forte dose di metadone per "sedarlo" ed essere libera di drogarsi senza problemi. Condannata a sei anni di prigione nel marzo 2015, Kelly era da non molto tornata in libertà, dopo aver scontato solo una piccola parte della pena inflitta. Ora la fine della sua parabola in un ostello di Maidstone, nel Kent, dove è stata trovata morta per overdose. 

Lynn ha raccontato di come per anni abbia tentato di aiutare Kelly: certo, non era felice che suo figlio Michael avesse scelto come compagna una donna con problemi di tossicodipendenza (anche perché lo stesso Michael non era uno stinco di santo e aveva avuto vari problemi con la giustizia), ma comunque tentava di starle accanto per farla disintossicare, soprattutto in vista della nascita del piccolo Fenton. Non aveva fatto i conti, però, con la furbizia di Kelly, che sapeva fingere bene ed era riuscita a convincere tutti di volersi lasciare la droga alle spalle e di essere sulla strada del pieno recupero: teneva la casa pulita, si dimostrava affettuosa con il bimbo ormai nato, sembrava piena di buone intenzioni. Le cose precipitarono quando Michael fu condannato a tre anni e mezzo di prigione per rapina, ma Lynn non mollò e continuò a occuparsi di Kelly e del bambino prendendolo con sé ogni fine settimana per consentire alla madre di recuperare le forze. 

Poco prima del secondo compleanno di Fenton, però, Lynn trovò una bottiglia di metadone nel passeggino del piccolo e contemporaneamente notò che il bimbo era un po' pallido ed emaciato. Una serie di lampadine cominciarono ad accendersi nella mente di Lynn, facendole sospettare che Kelly continuasse a drogarsi, non fosse completamente lucida e trascurasse il figlio. Non sospettava, però, quello che stava per succedere. Lynn  ricorda ogni dettaglio dell'ultimo giorno trascorso con il nipotino che adorava: una domenica di sole passata al parco a giocare con le anatre, poi a casa dei cuginetti per un pomeriggio di divertimenti. Alle 17 il ritorno a casa della mamma: non sapeva che non avrebbe mai più visto Fenton vivo. Il giorno dopo ricevette una telefonata, corse in ospedale, vide il nipote morto. «Kelly era lì, e non piangeva - racconta la donna - Non dimenticherò mai la sua espressione: non era quella di una madre alla quale è appena morto un figlio. Avrei solo voluto che fosse venuta da me per parlarmi dei suoi problemi, invece ha deciso che era meglio drogarsi. Non era una madre. Era un mostro».

Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre, 16:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA