Olocausto, il contabile di Auschwitz condannato a 4 anni: morirà in prigione per lo sterminio di 300mila deportati

di Federica Macagnone
Una condanna a quattro anni di carcere che per lui equivalgono all'ergastolo.

A 94 anni e in pessime condizioni di salute, l'ex sergente delle SS Oskar Groening, tristemente famoso per essere stato il "contabile del lager di Auschwitz", sa che morirà prima di aver finito di scontare la pena. La corte di Lueneburg, nella Germania del nord, lo ha riconosciuto colpevole di concorso in omicidio per lo sterminio di oltre 300mila persone nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Groening, che era stato messo sotto accusa per aver gestito lo smistamento dei bagagli e dei beni dei deportati, ha avuto la decenza di ammettere le proprie responsabilità morali, ma ha sempre rivendicato il fatto di non aver mai commesso crimini in prima persona.



La pena che gli è stata inflitta è superiore rispetto a quella richiesta dal pubblico ministero, che puntava a una condanna a tre anni e mezzo, con un condono di 22 mesi per precedenti mancanze della giustizia tedesca. Groening, infatti, era stato già indagato negli anni '70, ma poi non venne dato corso ad alcun procedimento giudiziario. La corte deve ancora decidere se fargli scontare la pena in un istituto penitenziario, in una casa di cura o agli arresti domiciliari. Viste le sue condizioni di salute, il processo, durato tre mesi, era stato rinviato diverse volte. Durante il dibattimento in aula, che ha avuto una grande eco in tutto il mondo, Groening ha riconosciuto la propria responsabilità morale per tutto quello che avvenne ad Auschwitz e ha ammesso di aver sequestrato i soldi e i beni dei deportati, che poi inviava alla centrale delle SS a Berlino.



Implorando pietà davanti ai giudici, ha detto di essere enormemente addolorato per aver lavorato nel lager. «Nessuno - ha detto Groening con voce tremolante - avrebbe mai dovuto essere costretto a partecipare a quello che è stato fatto ad Auschwitz. Lo so. Sinceramente: mi dispiace di non aver realizzato prima tutto quello che stava succedendo. Mi dispiace molto».



Durante il processo molti dei sopravvissuti alla Shoah hanno raccontato i dettagli delle proprie terrificanti esperienze vissute nel lager in cui morì oltre un milione di persone. Molto scalpore fu suscitato da una donna scampata allo sterminio, l'81enne Eva Kor, che in aula strinse la mano a Groening in segno di riconciliazione, abbracciandolo e baciandolo: la donna specificò che si trattava semplicemente di un gesto umano di perdono che non cancellava in alcun modo le responsabilità dell'ex sergente delle SS. «So che molti mi criticheranno per questo - disse Eva Kor, che da bambina fu sottoposta a tremende sperimentazioni mediche nel lager - ma non importa. Siamo semplicemente due persone che si sono ritrovate dopo 70 anni. Un gesto di benevolenza è sempre meglio della rabbia: dalla rabbia non può mai uscire nulla di buono».
Mercoledì 15 Luglio 2015 - Ultimo aggiornamento: 17-07-2015 08:48

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