Caso Cucchi, il Sappe querela la sorella di Stefano

Caso Cucchi, il Sappe querela la sorella di Stefano
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Lunedì 3 Novembre 2014, 16:44 - Ultimo aggiornamento: 16:46

«È stato un incontro positivo. Pignatone si è impegnato a rileggere le carte senza preclusioni. Gli abbiamo anche mostrato le foto di Stefano e ora dopo cinque anni abbiamo l'impressione che si possa giungere a chiarire questa vicenda». Lo ha detto Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, dopo aver incontrato in procura a Roma il procuratore capo Giuseppe Pignatone.

«Mi aspetto che mio fratello, morto per ingiustizia, abbia giustizia». ha detto Ilaria Cucchi che poco prima di entrare, insieme con i genitori, nell'ufficio del procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone ha mostrato una gigantografia che ritrae il fratello morto: «Questa è l'insufficienza di prove, lo Stato non ha saputo garantire i diritti di mio fratello da vivo, ed ora non è in grado di dire chi l'ha ridotto così. Basta guardare questa foto e riflettere». «Questo ragazzo non somiglia nemmeno lontanamente a quello uscito di casa sei giorni prima vivo e sulle sue gambe. Stefano è stato pestato e ci aspettiamo che il procuratore assicuri i responsabili alla giustizia». Anche il padre Giovanni ha detto di auspicare una riapertura delle indagini «alla luce degli errori commessi nel corso dell'inchiesta giudiziaria».

Il Sappe querela la sorella di Cucchi Intanto il sindacato di polizia penitenziaria Sappe ha depositato a Roma una querela nei confronti di Ilaria Cucchi. Lo rende noto lo stesso sindacato in una nota, in cui afferma: «Dopo essersi improvvisata aspirante deputato prendiamo atto che Ilaria Cucchi vorrebbe ora vestire i panni di pm magari consegnando quelli da giudice al suo difensore per confezionare una sentenza sulla morte del fratello Stefano che più la soddisfi».

«Bisogna finirla con essere garantisti a intermittenza, rispettando le sentenze solo quando queste fanno comodo», afferma Donato Capece, segretario generale del Sappe. «Bisognerebbe mostrare pubblicamente anche le 250 fotografie fatte prima dell'esame autoptico (che dimostrano che sul corpo di Stefano Cucchi non c'era nulla) e non sempre e solo quella, terribile, scattata dopo l'autopsia e che presenta i classici segni del livor mortis. E quali sono le presunte nuove prove sulla morte del giovane che non sono state portate in dibattimento». Capece, nel sottolineare che il Sappe per scelta ha avuto fino ad oggi un «profilo basso» sulla vicenda, non accetta «giudizi e illazioni contro la Polizia Penitenziaria, i cui appartenenti sono stati assolti due volte dalle gravi accuse formulate nei loro confronti», trova pretestuosa anche la proposta di intitolare una strada di Roma a Stefano Cucchi: «È una proposta demagogica e strumentale».