Riforma delle aree protette, i parchi naturali diventano aziende

Riforma delle aree protette, i parchi naturali diventano aziende
di Antonio Calitri
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Martedì 28 Marzo 2017, 13:09 - Ultimo aggiornamento: 29 Marzo, 11:10
Le aree protette italiane cambiano e diventano produttive, passando a una programmazione dello sviluppo sostenibile, a una valorizzazione anche economica del capitale naturale di cui dispongono e a uno snellimento della gestione e delle procedure. Con una maggioranza bipartisan favorevole e una buona parte delle associazioni ambientaliste contraria, è incominciato il conto alla rovescia per la riforma della legge sui parchi italiani, di 26 anni fa. Ieri infatti è sbarcata nell'aula di Montecitorio la nuova legge sulle aree protette italiane che, come spiega il relatore Enrico Borghi (Pd), permetterà di «creare un sistema nazionale delle aree protette, cioè viene creata una politica unitaria in cui parchi nazionali, parchi regionali e aree marine protette saranno all'interno di un unico regime di programmazione che tra l'altro sarà funzionale all'attuazione in Italia della strategia di adattamento sul clima».

UN LABORATORIO
In pratica verranno usate le aree protette e i parchi come laboratorio per il nuovo modello di sviluppo sostenibile connesso con le attuazioni dei contenuti dell'accordo di Parigi. «Sul clima», spiega Borghi, «dovremmo fare politiche di mitigazione e di adattamento e riteniamo che i parchi siano lo strumento più idoneo per fare queste politiche sul territorio». La legge che è stata già approvata in Senato dopo alcuni cambiamenti in commissione, ieri è arrivata nell'aula di Montecitorio per la discussione e votazione finale del testo, che non dovrebbe avere problemi a passare entro la prossima settimana visto che oltre alla maggioranza di governo, a favore della riforma si è schierata anche Forza Italia. Il testo poi dovrà tornare a Palazzo Madama ma, secondo il relatore Borghi «non ci saranno perdite di tempo perché abbiamo lavorato in parallelo con i colleghi del Senato». Contrari alla riforma sia M5s che LegaNord e dall'esterno diverse associazioni ambientaliste.

Contro di queste Borghi attacca spiegando che «con la semplificazione gestionale andiamo nella logica di rendere più snelli i meccanismi e le procedure di gestione dei parchi, quindi dando criteri di assegnazione di budget, qualificando la figura del direttore che dovrà essere assunto non attraverso l'albo chiuso che era quello dove si facevano le lottizzazioni tra associazioni ambientaliste ma con delle procedure a evidenza pubblica con titoli. Da ora si faranno dei bei bandi e, udite udite, il direttore dovrà essere laureato, perché abbiamo avuto anche direttori non laureati! Per questa ragione, a mio parere, un pezzo del mondo ambientalista protesta». Dall'altra parte però non ci stanno con il vicepresidente del Wwf Italia Dante Caserta che ieri ha spiegato in conferenza stampa sempre a Montecitorio che «quella che si è cominciata a discutere oggi in aula alla Camera è una riforma ripiegata su stessa che fa male ai parchi e alla natura d'Italia», e poi attaccando che «con questa riforma non solo non ci sarà bisogno di competenze specifiche per direttori e presidenti di parco ma la governance delle Aree protette viene spostata dallo Stato verso il livello locale; vengono coinvolti nella governance portatori di interesse economici specifici, indebolendo gravemente la tutela degli interessi generali rappresentati dallo Stato; le Aree marine protette subiranno una maggiore frammentazione e una ancor maggiore pressione degli interessi locali».

Ancora più dura una nota di Italia Nostra che attacca sulla riforma in discussione che «passerà alla storia per la più grande e grave speculazione mai fatta sui parchi e le aree verdi italiane. L'ennesimo piatto da spartire per garantire poltrone e favoritismi politici a danno di un patrimonio unico al mondo che è patrimonio di tutti gli italiani».

SVILUPPO SOSTENIBILE
Tra le altre novità della riforma, viene introdotto il concetto dello sviluppo sostenibile con i parchi che saranno chiamati a programmare lo sviluppo sostenibile del territorio e con il capitale naturale di cui dispongono che potrà diventare un valore di nuova economia legata all'agricoltura, alla tracciabilità, al turismo e alla valorizzazione delle foreste e apriranno a nuove professionalità e nuovi mercati, «e grazie a un emendamento» conclude Borghi, «potranno assumere giovani che vanno nella direzione di questo tipo di attività». Ultimo punto importante, l'introduzione del piano triennale per nuovi interventi che verrà finanziato con 30 milioni di euro.

 
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