Vallanzasca, il direttore del carcere: «È cambiato, merita la libertà». No del Pg

Renato Vallanzasca merita la libertà vigilata. Il protagonista della mala milanese e condannato a 4 ergastoli e 296 anni di carcere, che ha già passato in cella oltre 40 anni e a cui è stata revocata la semilibertà nel 2014, ha avuto un «cambiamento profondo», «intellettuale ed emotivo», «non potrebbe progredire con altra detenzione» e dunque si ritiene che «possa essere ammesso alla liberazione condizionale», ossia possa concludere la pena fuori dal carcere. Lo scrive l'equipe di osservazione e trattamento del carcere di Bollate in una relazione depositata dalla difesa al Tribunale di Sorveglianza che deve decidere. 

Vallanzasca non può riottenere la semilibertà e men che meno può avere la liberazione condizionale. È la richiesta formulata in udienza, davanti ai giudici della Sorveglianza, dal sostituto pg Antonio Lamanna. Se la direzione del carcere di Bollate parla di un «adeguato livello di ravvedimento» il codice impone, invece, che il ravvedimento sia «sicuro» e, per il pg, nel suo caso non lo è.

Il cambiamento di Vallanzasca, scrive invece Massimo Parisi, direttore dell'equipe del carcere, «evidenziato anche dall'anonimato degli ultimi anni (non ha consentito nessuna intervista), appare di un livello tale (tenuto conto della persona, della sua storia e del contesto) che non potrebbe progredire con altra detenzione, che potrebbe, di fatto, al contrario sollecitare una nuova chiusura dello stesso». Si tratta, si legge nella relazione, «di un cambiamento profondo, non solo anagrafico, ma intellettuale ed emotivo, frutto di una sofferenza che, seppur non evidenziata, nei colloqui con gli operatori che da anni lo seguono, sa emergere in modo autentico e non sovrastrutturata».




Gli operatori di Bollate «prendono atto che dopo una revoca» della semilibertà per una condanna per rapina impropria (semilibertà chiesta di nuovo in subordine rispetto alla liberazione condizionale dal legale Davide Steccanella) «ipotizzare una misura più ampia di quella revocata», ossia la liberazione condizionale (la pena si sconta fuori dal carcere e non si rientra a dormire in cella) «potrebbe sembrare un anomalia trattamentale». Anche alla luce «del principio dell' individualizzazione del trattamento, non si riesce a cogliere», però, a detta degli operatori, «la percorribilità/sostenibilità di un percorso graduale (esempio permessi, lavoro all'esterno, semilibertà) che, tenuto conto dei tempi e dell'età del soggetto, rischia, di fatto di essere irrealizzabile».

Secondo il carcere, dunque, ci sono «le condizioni (nonché la necessità da un punto di vista andragogico) di sostenere un ulteriore sviluppo del percorso del soggetto, ravvisando anche un adeguato livello di ravvedimento, tenuto conto del percorso di mediazione penale, vista la rete esterna (lavoro, volontariato, affetti)» e si ritiene «che il soggetto possa essere ammesso alla liberazione condizionale (o in subordine alla semilibertà)». La decisione, dopo l'udienza di oggi, spetterà ai giudici della Sorveglianza (presidente Corti, relatore Gambitta).

LEGGI ANCHE: Milano, l'ergastolano Vallanzasca aggredisce un poliziotto penitenziario


 
Martedì 17 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 18-04-2018 09:58

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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 29 commenti presenti
2018-04-18 08:31:16
Con tre ergastoli si esce dal carcere solo in bara.Lo chiedono tutti i cittadini e sopratutto i poliziotti uccisi da questo delinquente
2018-04-18 07:57:20
Certo che sarebbe in buona compagnia con gli assassini della scorta di Aldo Moro, con quelli della Uno bianca, dei giudici Falcone e Borsellino e di tutti quelli che non hanno avuto pietà per le loro vittime. La rieducazione valga per che ruba una mela e non per chi toglie una vita.
2018-04-18 06:38:32
4 ergastoli e 296 anni di carcere e qualcuno vorrebbe metterlo in libertà. Ma esiste, al mondo, un'altra nazione come la nostra povera italia ?
2018-04-17 23:12:00
Le moivazioni sono di fatto la fotocopia di quelle che qualche anno fa hanno fatto uscire di galera Angelo Izzo, autore del massacro del Circeo. Per tutta risposta il criminale strangolò una madre e la figlia appena adolescente.
2018-04-17 22:15:51
La prima riforma da fare in Italia è togliere dalla Costituzione le panzane sul recupero del reo e inserire una frasetta semplice semplice: "La pena detentiva deve essere scontata senza soluzione di continuità sino alla fine"! E con quattro ergastoli costui dovrebbe uscire dal carcere solo alla conclusione della sua esistenza terrena. Lo meritano le sue vittime a cui è stata sottratta la vita, benefit di cui lui invece ha goduto fino ad oggi e cercano pure di migliorargliela! Ma questa magistratura che cosa ha nel cervello? Le celeberrime pigne?
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