Daniela Poggiali di nuovo processata per la morte di una ricoverata: Cassazione annulla l'assoluzione dell'infermiera di Lugo

Daniela Poggiali, Cassazione annulla assoluzione per l'infermiera di Lugo: processo da rifare
4 Minuti di Lettura
Venerdì 20 Luglio 2018, 13:33 - Ultimo aggiornamento: 21 Luglio, 16:16

Daniela Poggiali sarà di nuovo processata. La prima sezione penale della Cassazione ha annullato l'assoluzione dell'ex infermiera di Lugo, Ravenna, accusata di omicidio volontario per la morte di una sua paziente, Rosa Calderoni, di 78 anni, tramite somministrazione di potassio.

LEGGI ANCHE: Ravenna, assolta l'ex infermiera Daniela Poggiali: cancellato l'ergastolo



Accolto il ricorso della procura generale di Bologna e delle parti civili, i figli dell'anziana donna e l'Ausl Romagna, disponendo un nuovo processo in Corte d'assise d'Appello a Bologna. I giudici hanno così riaperto un caso che ha destato orrore e sospetti contro l'ospedale, che ha poi licenziato l'infermiera poco dopo l'avvio dell'inchiesta. 

«Daniela Poggiali è molto serena come lo è chi si sente innocente», ha detto l'avvocato Lorenzo Valgimigli, che dopo l'annullamento dell'assoluzione, ora dovrà provare a ribaltare la sentenza di primo grado contro la sua assistita, condannata all'ergastolo dalla Corte d'assise di Ravenna, l'11 marzo 2014, e sotto accusa anche per un'altra morte sospetta. Secondo l'accusa la signora Calderoni è stata uccisa tramite iniezione di due fiale di potassio, somministrate - ritiene la procura - tra le 8.15 e le 8.20, quando l'imputata aveva fatto uscire dalla stanza la figlia della paziente, rimanendo da sola con lei per una decina di minuti. 

L'anziana donna si aggravò improvvisamente e morì poi alle 9.40. Daniela Poggiali era stata assolta il 7 luglio dello scorso anno sulla base di un perizia a lei favorevole, secondo la quale i tempi non erano compatibili, perché in caso di iniezione la morte sarebbe sopraggiunta prima. La Corte bolognese ritenne inoltre che sul metodo innovativo utilizzato per rilevare i livelli di potassio post mortem nell'umor vitreo a 56 ore dal decesso «non esiste consenso adeguato all'interno della comunità scientifica». Una conclusione contro la quale, nell'udienza di martedì scorso, la pg di Cassazione Mariella De Masellis aveva obiettato che si tratta di un metodo ritenuto «attendibile» a livello internazionale. 

Nella requisitoria, la pg ha tratteggiato la personalità dell'ex infermiera - «scaltra» e «senza pietas» - ritenendo il suo modo di agire «sconcertante», per i furti nei reparti (per i quali è stata condannata in via definitiva a 4 anni e 4 mesi due settimane fa), e le foto con una paziente di 102 anni appena morta, definite «raccapriccianti», benché senza rilevanza penale. Alla procura di Ravenna si esprime soddisfazione per la decisione della Cassazione e si guarda con fiducia al nuovo processo che dovrà essere celebrato a Bologna. La decisione potrebbe riflettersi anche sui prossimi passaggi relativi a quanto accaduto all'ospedale di Lugo. All'epoca dell'inchiesta, la procura di Ravenna aveva vagliato le statistiche dei decessi: quelli della Poggiali risultavano in modo anonime più alte dei suoi colleghi. A fine settembre si celebrerà l'udienza preliminare per l'accusa di omicidio volontario, sempre con iniezione letale di potassio, per la morte di un altro paziente, il 95enne Massimo Montanari, in passato datore di lavoro del fidanzato dell'imputata.

Agli atti del procedimento ci sono le foto «raccapriccianti» dell'infermiera con una donna appena morta, inoltre «manipolava i degenti, somministrando farmaci a piacimento»: è una donna - l'ha definita la pg - «scaltra» e «senza pietas».

© RIPRODUZIONE RISERVATA